8 marzo, migliaia di donne in corteo Napolitano: basta discriminazioni
"Lasciate loro l´autonomia di decidere. Le elezioni test antidisparità"
Plauso a Confindustria per la scelta Marcegaglia. Appello Pollastrini-Prestigiacomo "Non abolite il ministero delle Pari opportunità"
MARINA CAVALLIERI
ROMA - Autodeterminazione, libertà di scelta, controllo del proprio corpo: con cortei, slogan, parole d´ordine, fischietti e mimose, le donne hanno ricordato, ieri, 8 marzo, qual è la linea, il confine oltre il quale non si cede né si arretra. «Avremmo altre cose importanti per cui lottare», dice Sofia arrivata per manifestare da Cuneo a Roma, «altre priorità: la violenza in famiglia e fuori, il lavoro, i servizi, le baby prostitute e le immigrate, ma ci stanno attaccando su una questione simbolo come l´aborto, anche solo per biechi fini elettorali, e allora dobbiamo rispondere».
Strano 8 marzo quest´anno, con più politica e meno festa. Con il corteo principale, quello di Roma, dove per equilibri interni non si parla di aborto mentre il pensiero di molte va alla 194, con piazze dove si intrecciano slogan vecchissimi («Sebben che siamo donne paura non abbiamo», gridato da ragazzine) e nuove parole d´ordine («Badanti pagate dal servizio sanitario nazionale», detto da pensionate). Con le donne che in ogni città hanno cercato, non più abituate, a farsi sentire, riprendere il discorso, serrare le fila. E dove gli uomini - paterni, solidali, provocatori - hanno rubato la scena: dai leader sindacali sul palco a Roma, al mediatico Ferrara, al presidente Napolitano che autorevole ed equilibrato dal Quirinale ha benedetto la giornata.
L´8 marzo istituzionale inizia severo nella sala dei Corazzieri, dove il presidente della Repubblica, di fronte al pubblico riunito per la Festa della Donna, denuncia la persistenza di uno «squilibrio di genere» e sollecita interventi urgenti per colmare la disparità tra uomini e donne, «ci sono ancora troppe discriminazioni». Napolitano, nel suo lungo discorso, molto partecipe, ricorda anche la necessità di preservare l´autonomia di decisione delle donne riconosciuta dalla legge. Con un riferimento implicito alle recenti prese di posizione sulla legge 194, il capo dello Stato sottolinea che «quando si contestano comportamenti, talvolta perfino da parte dei pubblici poteri, che feriscono l´autonomia delle decisioni riconosciute dalla legge alle donne, quella che si solleva è una questione di dignità delle persone. Quelli che vediamo troppo spesso messi in causa - aggiunge - sono non già diritti specifici delle donne, ma elementi essenziali dello Stato di diritto». Napolitano auspica anche una maggiore presenza delle donne nelle istituzioni. «Se da un lato è un buon segno l´elezione di una donna ai vertici della Confindustria - dice - dall´altro i partiti politici impegnati nelle elezioni dovranno dimostrare di voler rispettare una legge da essi stessi votata. Vedremo all´indomani del voto». A margine della celebrazione al Quirinale, Stefania Prestigiacomo e Barbara Pollastrini si uniscono per fare un appello bipartisan al futuro governo: «Non cancellate il ministero delle Pari opportunità».
Nel pomeriggio invece sfila il corteo organizzato dai sindacati confederali. Una manifestazione pacata, non separatista, dove lavoratrici garantite e precarie, pensionate con 500 euro al mese e 40 anni di lavoro alle spalle, sono arrivate da ogni parte d´Italia in nome di quei diritti che sembrano ovvi ma scontati non sono. Poter scegliere la maternità e anche il lavoro, per esempio, o la possibilità di sopravvivere economicamente per le donne anziane sole, tantissime in Italia. «Il mio problema principale è la precarietà del lavoro», dice una ragazza con la bandiera in mano e il fidanzato a fianco. «Noi siamo qui perché vogliamo lottare contro la violenza sulle donne», dicono tre studentesse di liceo. Sul palco si susseguono testimonianze di donne, poi parlano i "generali" , Epifani, Bonanni, Angeletti, applauditi, ricordano l´importanza, il ruolo delle donne, difendono la libertà di decisione, ricordano quello che c´è da fare, quello che si farà. Strano 8 marzo, con il femminismo alle spalle ed un futuro incerto. Una ragazza dal palco grida: «La giornata di oggi non significa i party in discoteca con gli uomini che fanno lo striptease. Basta con queste cose, torniamo a lottare». Applausi. Ma anche oggi la festa finisce, i pullman aspettano e la folla se ne va.