Articolo da "Il Manifesto" del 27 maggio 2005

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In principio fu Lesley e non Louise
«La fecondazione probita» di Chiara Valentini. Un saggio di denuncia sulla legge italiana che fa parlare le donne. A partire dalla prima madre della provetta, un'operaia di Manchester
ROBERTA CARLINI
Il miracolo non è Louise, è Lesley. Il nome di Louise Brown è conosciuto da moltissimi: è stato il primo essere umano al mondo nato ufficialmente dalla provetta. Molto noti anche i nomi del ginecologo, Patrick Steptoe, e del biologo, Robert Edwards, i due scienziati-pionieri che con la nascita di Louise nel luglio del 1978 hanno conquistato il titolo di padri della provetta. «La sola protagonista che la storia ha rapidamente cancellato è la donna che si era incamminata con coraggio su quel terreno sconosciuto», Lesley Brown, operaia inglese della periferia di Manchester, la prima madre della provetta. Le dedica un paragrafo - e la titolarità del primo «miracolo» - Chiara Valentini nel suo La fecondazione proibita (Feltrinelli, pp. 187, € 13,00), libro che è insieme saggio e denuncia della storia della fecondazione assistita in Italia, partendo proprio da quel lontano 1978, nel quale la notizia di Louise e Lesley piombò dall'Inghilterra su un'opinione pubblica che in Italia dibatteva e si divideva sul referendum sull'aborto. Una coincidenza che racchiude e illumina i termini della questione. La libertà di scegliere di non avere un figlio, la libertà di scegliere di averlo. E la domanda, che la giornalista - inviata dell'Espresso, da anni al lavoro su temi e fatti della fecondazione assistita e della bioetica - si pone sin nel prologo: come mai «il desiderio di tante donne di avere un figlio è osteggiato e considerato una pretesa inaccettabile dalle stesse forze che tanti anni prima si erano battute contro il diritto all'aborto?». Le risposte corrono in tutto il saggio, il cui titolo rispecchia subito la tesi principale - difficilmente contestabile: con la legge 40 la fecondazione assistita in Italia è resa talmente difficile, faticosa, pericolosa, è oggetto di tante e tali proibizioni e sanzioni, da essere di fatto ormai proibita.
Ma la prima delle risposte pare racchiusa proprio lì, nel paragrafo dedicato alla signora Lesley: la donna per la quale e sulla quale si vuole scegliere. Lesley, che «aveva provato il dolore dell'infertilità e le difficoltà di coppia che ne sono la conseguenza, aveva accettato anche con una certa incoscienza traumi e rischi per la salute, con un accanimento che ritroveremo via via in tante altre, al di là del livello culturale e del ceto sociale, dell'età e perfino delle condizioni fisiche». Oscurando Lesley, si oscura il suo desiderio, si caccia dalla scena la sua vera protagonista. Nell'Italia del `78 come in quella di oggi. Illuminandola, interpellando le donne alle prese con provette e laboratori, si rimette la storia sui piedi giusti.
In questo libro «le Lesley» parlano. Con le loro parole- oltre che con quelle dei medici, della stampa, dei politici, della «tecnica» - si ricostruisce la vicenda della fecondazione assistita in Italia, dei suoi esordi e della discussione sul ruolo della legge, della «scoperta» vaticana e della prima scomunica affidata a Ratzinger, del montante scandalismo di una stampa attenta solo ai casi-limite alle problematiche delle nuove frontiere via via aperte in laboratorio, fino alle giravolte politiche sull'argomento.
Rispuntano episodi noti poi dimenticati: con qualche sorpresa. Chi non ha seguito allora le cronache parlamentari troverà un Marcello Pera schierato dalla parte dei «laici» di Forza Italia; oppure - storia più recente - Alessandra Mussolini intenta a manifestare con altre parlamentari schierate contro la legge, mentre ora è con quelle/i che mettono i feti a colori nelle pubblicità per invitare la gente a non votare. Tutti tasselli di un puzzle che man mano che si procede si fa sempre più nero, fino al varo finale della legge-mostro, unica al mondo, quella che i giornali stranieri hanno battezzato «l'Italia col burqa».
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