Articolo da "Il Manifesto" del 8 settembre 2004


Superati i limiti del ridicolo

IAIA VANTAGGIATO
Ormai è evidente: in Italia esiste un «caso Sirchia» che esula dal dibattito specifico sulla procreazione assistita o sull'aborto e che reclama soluzioni trasparenti. La prima e più urgente: le sue dimissioni. A renderla necessaria è l'ultimo exploit del ministro della salute che - solo due giorni fa - ha presentato con orgoglio e quasi rivendicato a suo merito i brillanti successi scientifici ottenuti dall'equipé medica pavese.

Successi che la sua legge sulla fecondazione non sarebbe mai riuscita ad ottenere grazie al divieto della diagnosi pre-impianto e della preselezione degli embrioni: tecniche che hanno reso possibile la guarigione del piccolo Luca ma per le quali si è resa necessaria una «trasferta» in Turchia.

Sirchia ora nega di averlo mai saputo ma che si tratti di ignoranza o malafede poco cambia: né la prima né la seconda sono doti che si addicono a un ministro.

Così come non si addice a un ministro la sconfessione delle leggi vigenti dello stato. Anche questo ha fatto Girolamo Sirchia che, lo scorso agosto, si è lanciato senza scudi contro la 194. Prima appoggiando l'oscena proposta del senatore di Forza Italia Antonio Gentile che chiedeva l'introduzione di un ticket sull'aborto; poi definendo omicidio, in una intervista a Repubblica, l'interruzione di gravidanza. Un modo come un altro per dichiarare assassine le donne - «per lo più immigrate», come tenne a precisare - che vi fanno ricorso.

Parole - le sue - che hanno fatto saltare sulla sedia ben più di un esponente della maggioranza: dallo stesso sottosegretario alla salute Antonio Guidi al vicecoordinatore di Forza Italia Antonio Cicchitto che, in quell'occasione, invitò Sirchia ad occuparsi delle proprie competenze tecniche - visto che proprio per questo era stato fatto ministro - e soprattutto a recuperare consenso nel mondo della sanità.

Competenze e consensi che non sembrano arridere a Sirchia: dal valore pressocché nullo da lui attribuito alla libertà di ricerca (prova ne è, ancora, la legge sulla procreazione assistita) alle modifiche apportate alla legge Bindi sull'intramoenia: un pasticciaccio legislativo che ha avuto come unico risultato quello di far insorgere la quasi totalità della classe medica - già provata dal mancato rinnovo del contratto - sino a spingerla verso il primo sciopero unitario della sua storia. Un risultato di cui andare fieri. E per meglio definire l'inconsistenza del personaggio, giova ricordare che Sirchia - davanti ai medici scesi in piazza contro di lui - non esitò a schierarsi al loro fianco.

Un ministro ai limiti del ridicolo che per far fronte all'allarme «caldo», spedisce tutti gli anziani del paese a farsi un giro per supermercati. Luoghi sicuri in cui l'aria condizionata funziona sempre.

Di Girolamo Sirchia - ministro impresentabile anche per la sua stessa maggioranza che già questa estate lo accreditava per il totorimpasto - oggi sono in molti a chiedere le dimissioni. Centrodestra e centrosinistra senza distinzioni.

Una battaglia finalmente trasversale contro un ministro del governo che delle leggi dello stato si fa beffe. Ignorandole, insultandole o usandole a proprio piacimento. Persino i Ds se ne sono accorti. Speriamo non ci ripensino.