| Fecondazione, prima sentenza choc "Niente selezione, impiantare gli embrioni anche se malati" Catania, giudice dice no a coniugi talassemici: chiedevano di scegliere gli ovuli per la procreazione assistita Respinta anche la richiesta di inviare gli atti alla Consulta. Prestigiacomo: servono correttivi alla legge MICHELA GIUFFRIDA La sentenza emessa dal giudice catanese Felice Lima arriva il 3 maggio scorso, ed è la prima del genere in Italia. Il magistrato respinge il ricorso presentato dalla coppia di coniugi ritenendolo inammissibile su tutti i fronti. Per Lima le questioni sollevate dal ricorso «si fondano su un errore di diritto e su due equivoci logici». Nel primo caso, rileva la sentenza «la legge sull´interruzione della gravidanza non autorizza un uso dell´aborto come strumento selettivo dei feti, con riferimento alla loro salute. Questo è un uso eugenetico dell´aborto certamente vietato dalla legge e sarebbe illogico - sottolinea il giudice - ritenere terapeutica per il bambino la sua eliminazione». Secondo il giudice la legge 40 «non incide sui diritti fondamentali della persona che non ha un diritto fondamentale a produrre un figlio conforme ai suoi desideri» mentre la richiesta «invoca l´esigenza di tutelare la salute del figlio ?desiderato´ che, diversamente da quello che realmente si sacrificherà è entità virtuale, del tutto astratta, esistente solo nella rappresentazione mentale dei suoi aspiranti genitori». «Sicchè - scrive il giudice Lima nella sentenza - si da´ l´impressione suggestiva di volere tutelare la salute del figlio, ma siccome il figlio tutelato non e´ quello reale ma quello virtuale, non si difende in realtà alcun figlio, ma la propria volontà di averne uno conforme ai propri desideri». «E´ una sentenza traumatica - sostiene Maria Paola Costantini, legale della coppia - che ha sconvolto la vita della coppia e non tiene conto del diritto alla salute dei genitori e dello stesso bambino». Per il ministro per le Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo, «la sentenza evidenzia uno degli aspetti della legge che non condividevo e che ritengo vada corretto». |
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