Articolo da "Il Messaggero" del 20 gennaio 2004
LO SCONTRO E’ TORNATO IN AULA

Fecondazione, il fronte laico solleva l’incostituzionalità

I Ds: «Non si può imporre un diritto alle donne». La Margherita: «La legge non può essere un allegro passe-partout»

di ANNA MARIA SERSALE
ROMA - Il bambino in provetta divide i Poli. La legge approvata in Senato a metà dicembre è tornata alla Camera solo per un problema tecnico: deve essere autorizzata la spesa di due milioni di euro, come iniziale copertura finanziaria. Tanto basta per riaprire il dibattito in aula e riaccendere la polemica.

Si fronteggiano il “partito” trasversale dei cattolici e quello dei laici. I primi difendono la legge. Ma ieri il cardinale Camillo Ruini, pur riconoscendo al provvedimento il «merito» di avere riempito un «vuoto normativo», ha detto che «non si tratta di una legge cattolica, dato che, sotto diversi e importanti profili, non corrisponde all’insegnamento etico della Chiesa». Le osservazioni del cardinale nascono dall’intento di sottolineare che sono state «alquanto fuori misura» le reazioni «aspre» suscitate contro la legge.

I deputati della sinistra, intanto, lanciano accuse di «incostituzionalità». E sono pronti a porre la questione davanti alla Consulta. «Quella legge merita di essere bocciata, in più punti vìola la Carta costituzionale - sostiene Marida Bolognesi, della Quercia, membro della Commissione Affari sociali della Camera - Pur di approvare il testo il governo si è messo in un vicolo cieco: alle donne è stato proibito di revocare il consenso. Ma nel caso di un ripensamento, manderanno i carabinieri a casa della donna o il medico dovrà provvedere all’impianto forzoso? Terapie e trattamenti sanitari non possono essere imposti. E’ questo uno dei punti su cui solleveremo eccezioni di incostituzionalità. Eppoi, la negazione della diagnosi pre-impianto impedisce l’accesso alla fecondazione anche alle coppie affette da malattie genetiche, pur sposatissime. Una volta creato l’embrione, infatti, sarebbero costrette a impiantarlo, anche se malato. Una crudeltà inaccettabile».

Ma l’Ulivo è spaccato. I cattolici della Margherita sono d’accordo con la legge sostenuta dal governo. «Ci accusano di confessionalismo e obbedienza al Vaticano - afferma Gerardo Bianco, della Margherita - senza capire le nostre posizioni. La fecondazione assistita non può essere un allegro pass-partout in nome dei desideri di maternità ad ogni costo». Sullo stesso tono l’intervento di Giuseppe Fioroni, anche lui deputato della Margherita: «Sono sempre possibili dei miglioramenti, però non si poteva continuare con il Far West della provetta e con più di 300 centri di fecondazione totalmente privi di regole, anche dal punto di vista igienico-sanitario». Maria Burani Procaccini, esponente forzista della maggioranza, e presidente della Commissione bicamerale per l’infanzia, difende la legge a spada tratta: «Ma quale incostituzionalità! Stiamo seguendo le direttive dell’Europa e le sentenze della Consulta. Si dice tanto degli altri Paesi, ma pochi sanno che Spagna, Francia e Danimarca stanno facendo marcia indietro verso posizioni più severe».

«La verità - afferma Tiziana Valpiana, di Rifondazione - è che questa legge, fatta di soli divieti, spingerà al turismo procreativo. Chi ha i soldi andrà all’estero e farà l’inseminazione eterologa». E Maura Cossutta, del Gruppo misto dei Comunisti italiani: «E’ una pagina buia della storia italiana». Le altre accuse di incostituzionalità riguardano il «mancato esame del testo presso la Conferenza Stato-Regioni», come prevede il titolo V della Costituzione, e i «danni alla salute delle donne». «Perchè l’impianto obbligatorio di tre embrioni per volta - osserva ancora la Bolognesi - espone la donna al rischio di una gravidanza trigemina, sconsigliata dai medici. Inoltre obbliga la donna a più frequenti stimolazioni ovariche, altrettanto annose».