| Bestiario in diciotto articoli Una rete di discriminazioni, divieti e sanzioni. Un mostro giuridico contraddittorio e inapplicabile STEFANIA GIORGI Altro punto di fumosità applicativa riguarda gli embrioni congelati, circa 30 mila, e conservati nelle strutture. Sparita dal testo l'adottabilità, al ministro della sanità Sirchia è stato dato l'incarico di provvedere al loro destino con un decreto amministrativo. Ma non si capisce come si potrà cavare dall'impaccio visto che la legge non gli permetterà né di distruggerli né tantomeno - di impiantarli nell'utero di una donna perché inciamperebbe nella vietatissima e sanzionata (dai 300 mila ai 600 mila euro di multa) fecondazione eterologa. E che dire dell'obbligatorietà dell'impianto dei tre embrioni? Vietata la revoca del consenso, anche in caso di embrioni malati, la donna non ha scelta né scampo. Cosa ipotizzano i legislatori anziani del nostro parlamento? Di costringerla contro la sua volontà dichiarata e manifesta? Il medico che si ritrova a dover impiantare questi tre embrioni dovrà chiedere un'ingiunzione al giudice? Rivolgersi a polizia e carabinieri per prelevarla da casa e portarla in ambulatorio? agli infermieri di inchiodarla al lettino per procedere all'impianto? I medici potranno invocare l'obiezione di coscienza di fronte a una tale mostruosità e disumanità di trattamento? Non risolve i dilemmi, anzi complica ulteriormente i problemi attuativi e interpretativi di questa materia (articolo 6), l'ordine del giorno approvato dal senato e presentato del relatore Flavio Tredese (Forza Italia) relativo alla possibilità di revoca del consenso fino al momento della fecondazione chiedendo - di nuovo al governo - di impegnarsi a «esplicitare, nelle linee guida, che di fronte a una revoca del consenso oltre i limiti stabiliti non vi è obbligo di attuazione coercitiva di impianto dell'embrione»; «a esplicitare che il medico, avendo agito legittimamente nella sua responsabilità, non è responsabile della situazione». Al di là dell'incerto e oscuro linguaggio, cosa prevarrà alla fine? il testo della legge o la «raccomandazione» del governo? Ma i trattamenti da lager riservati alle donne non si fermano qui. Come definire in altro modo il divieto di produrre più di tre embrioni per volta? In caso di insuccesso (molto frequente) la donna dovrà sottoporsi a nuovi bombardamenti ormonali con alcuni effetti collaterali possibili come menopausa precoce e neoplasie ovariche. Ma che importa, quello che conta non è la salute della donna ma la salvaguardia dell'embrione. Nessuna speranza, infine, per i poveri infertili ai quali toccherà rassegnarsi. L'articolo 3 stabilisce infatti che la procreazione assistita non rientra nelle prestazioni del servizio sanitario nazionale. Il che significa che serviranno circa 10.000 euro per ogni tentativo. I ricchi, al contrario, potranno sempre andare all'estero oppure ricorrere al fiorente e lucroso mercato clandestino, al parallelo mondo del «si può tutto basta sganciare i soldi» che questa legge produrrà. Una storia antica e ben nota, la stessa che ha condizionato per secoli il ricorso all'aborto. |
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