| Un benpensante plasmato in provetta Francesco Rutelli Da anticlericale a papalino che ritira il patrocinio al gay pride, breve storia di chi dice sì alla legge e no alla procreazione assistita ANDREA GAGLIARDI Eh sì, perché dopo essere stato il pupillo di Pannella, l'attuale leader della Margherita si è spinto su sponde sempre più lontane dalla casa del padre e mentore politico. Da segretario (nel 1981) del partito del divorzio, dell'aborto, dei diritti degli omosessuali, del verbo pannelliano, per cui «l'anticlericalismo diventa un obbligo democratico e religioso», Rutelli si è segnalato per un entusiasmo piuttosto acritico per il papa («Mi sento vicino - dichiarava il 14 gennaio 2001 - ad un uomo che ha cambiato il corso della storia, la coscienza, i comportamenti e in parte anche la vita di milioni di persone») e un atteggiamento di ascolto nei confronti del Vaticano. Protagonista nel 1990 dell'unificazione tra le diverse anime dell'ambientalismo nostrano, poi coordinatore e deputato dei Verdi, e infine sindaco di Roma, di Rutelli si ricordano, tra l'altro, i segni della croce immortalati dai fotografi, la decisione di battezzare i figli, e - ciliegina sulla torta - le nozze in chiesa nel 1995, a quindici anni da quelle civili, celebrate dal cardinale Achille Silvestrini. Una «conversione» quella di Rutelli, che affonda le sue radici in una formazione adolescenziale cattolica, passata anche attraverso un liceo classico romano gestito dai gesuiti. Alla fine degli anni settanta diceva: «Il concetto di patria non appartiene alla nostra generazione». Come sindaco rivalutò la «patria» e nel 2000 ritirò il patrocinio del comune dal gay pride. Un politico, insomma, divenuto esperto nella pratica democristiana di incarnare il senso comune e di non spiacere alle istituzioni che di questo senso si ergono a gelose custodi. |
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