Articolo da "Il Manifesto" del 9 dicembre 2003
Il buio sulla provetta

A «Domenica in» si parla della legge sulla procreazione assistita in discussione al senato. La destra insorge e chiede ai vertici Rai una trasmissione riparatrice. Oggi a palazzo Madama riprende l'esame del testo. Lo scontro riparte dall'articolo 4: il no alla fecondazione eterologa

MICAELA BONGi
ROMA
Ne ha combinata un'altra, Paolo Bonolis. Ha trasformato il suo «Basta» in una «finestra sul dissenso» ed è comunque riuscito a scatenare le ire della Casa berlusconiana. Nei giorni scorsi, nel forum aperto sul sito di Domenica in si potevano leggere messaggi come «Basta insultare le donne con la nuova legge sulla procreazione medicalmente assistita»; «Siete peggio dei talebani» (Stellarrabbiata); oltre che seguire la gravidanza in diretta, «mi piacerebbe che si parlasse anche della procreazione assistita con esperienze di gente comune» (Fedegranata)... E l'ex forzista forse pentito chissà, il superconduttore che ha stracciato Striscia con le sue scatole di cartone, ha invitato tre donne a raccontare la loro esperienza, e due medici. La legge mostro attualmente in discussione al senato ne è uscita a pezzi. La destra è insorta. Domenica è sceso in pista il coordinatore forzista Sandro Bondi: fulmini e saette contro le «informazioni unilaterali e false». Ieri a scatenarsi sono stati soprattutto gli esponenti di An. Illuminante la posizione di Riccardo Pedrizzi, nume tutelare del sacro vincolo matrimoniale e dell'embrione: «Bonolis torni alla tv delle tette e dei culi che fa meno male». Sicuramente è più rassicurante per molti dei crociati che in queste ore stanno approvando, con il sostegno di una parte della Margherita, il testo sulla procreazione. L'ultima puntata di Domenica in ha infatti provocato una reazione isterica. Non solo i deliri di Pedrizzi, deluso perché non è stata data voce al concepito, che «non guarda la tv e non è preso in considerazione dall'auditel». Un altro esponente di An, Gustavo Selva, accusa Bonolis di andare contro la volontà popolare (e come la mettiamo con i parlamentari che rivendicano di rispondere solo alla propria coscienza?). E ancora, dalle file di An si scatena Michele Bonatesta: «Una vera e propria imboscata», tuona. E chiede che la commissione di vigilanza convochi Bonolis, gli autori del programma e il direttore di Raiuno Del Noce. Poi Maurizio Ronconi, senatore Udc, chiede al cda di viale Mazzini e al direttore generale Cattaneo di far sapere al più presto «come intendano riparare», e si appella anche al presidente del senato Pera perché si faccia sentire con i vertici Rai. Chissà, ci potrebbe pensare Vespa a mettere in piedi un altro bel Porta a porta come quello che ha già dedicato all'argomento. La riparazione, comunque, per la Cdl va sempre intesa a senso unico, visti gli svariati monologhi dei ministri e esponenti della maggioranza nei contenitori Rai (più di 20). Il forzista Giro invita a non drammatizzare, ma bacchetta Bonolis: «Gli piace il ruolo del predicatore, ma combina pasticci». I ds Giulietti e Falomi protestano per il nuovo caso di intolleranza e la smania censoria; Marco Pannella tuona contro «l'autoritarismo clrico-fascista». Dalla Margherita, il vicepresidente dei senatori Natale D'Amico si aspetta che Francesco Rutelli si dichiari contrario alla legge in discussione, anche se poi sostiene che «in queste situazioni sia giusto riconoscere la libertà di coscienza dei parlamentari». Posizione molto comoda per i promotori della lista unitaria.

Oggi, dunque, con il cardinal Giordano che, durante l'omelia per l'immacolata concezione, incoraggia i deputati cattolici a andare avanti «senza complessi» nella difesa dell'embrione, si ricomincia a palazzo Madama con gli emendamenti all'articolo 4 del provvedimento, quello che vieta la fecondazione eterologa. Difficile che il voto finale arrivi prima di domani. Il senato, come già la camera, ha già negato alle coppie che rischiano di trasmettere al figlio una malattia genetica il ricorso alla fecondazione assistita, che è stata esclusa dalle prestazioni del servizio sanitario nazionale. Si procede con il no all'eterologa, l'esclusione di gay e single, l'obbligo di produrre non più di tre embrioni alla volta per un «unico e contemporaneo impianto», il divieto di sperimentazione sugli embrioni, che potranno essere adottati.