Articolo da "Il Manifesto" del 5 dicembre 2003
La falsa coscienza dell'Ulivo in provetta

Procreazione assistita fuori dal servizio sanitario nazionale. Al senato passa l'articolo 3, si ripetono il sì dei petali della Margherita e il dissenso laico nella Cdl. Ultimo appello del centrosinistra per cambiare il testo. Martedì il voto sull'eterologa

IDA DOMINIJANNI
ROMA
Se siete una coppia (eterosessuale) feconda, ma che rischia di trasmettere a un figlio una malattia genetica, non potrete risolvere questo problema facendo ricorso alla procreazione assistita, e questo il senato della Repubblica italiana l'aveva deciso mercoledì. Se siete una coppia (eterosessuale) sterile ma non ricca, invece, in teoria potrete farvi ricorso ma in pratica no, perché la procreazione assistita non rientra nelle prestazioni del servizio sanitario nazionale e vi toccherà sganciare mediamente 10.000 euro per ogni tentativo, e questo il senato l'ha deciso ieri, insieme al fatto che dovrete sorbirvi alcune prediche pedagogiche nei consultori per tormentarvi fino all'ultimo sull'alternativa fra fare un figlio con la provetta o adottarlo. Dopo l'approvazione dell'articolo 1 con i favori e le astensioni di svariati petali della Margherita, l'approvazione dell'articolo 3 (accantonato il 2) è proceduta secondo lo stesso copione, che ha ottime possibilità di ripetersi fino al varo del testo complessivo. Che il copione fosse questo stava scritto nelle premesse e nella storia - lunga più della presente legislatura - di questo mostro giuridico, che in una sola mossa attacca la libertà procreativa e la salute femminile, lo stato laico, lo stato di diritto e lo stato sociale. Ogni replica tuttavia ha le sue peculiarità. In questa ci si accapiglia sui seguenti punti, se lo scontro sia fra cattolici e laici o fra chissà che e se fosse più opportuno che il governo appoggiasse dichiaratamente la legge, come ha fatto, o che si trincerasse dietro una posizione di neutralità, come aveva fatto a suo tempo - in presenza di un testo certo meno cattivo ma non per questo buono - il governo di centrosinistra.

E' nel botta e risposta sulle dichiarazioni di voto fra D'Onofrio (Udc) e Angius (Ds) che i due punti emergono, perché i due contendenti sono d'accordo nel bocciare la rappresentazione giornalistica prevalente di uno scontro fra guelfi a favore della legge e ghibellini contro, con l'argomento che ci sono cattolici dell'opposizione e laici della maggioranza che vogliono cambiare la legge e cattolici dell'opposizione che l'approvano. Ma si beccano sul ruolo del governo, che D'Onofrio ovviamente encomia per la sua esplicita volontà di «por fine al far west procrativo» mentre Angius lo condanna per aver posto di fatto una sorta di fiducia, «iperpoliticizzando» un voto che sarebbe stato meglio lasciare del tutto alla libertà di coscienza. E' la vecchia tesi cara ai Ds del «passo indietro» che la politica dovrebbe fare sulle questioni etiche, ma l'iter della legge dimostra che a sinistra è mancato per anni piuttosto un passo avanti, sulle questioni etiche e su quelle politicissime - libertà, uguaglianza, laicità - connesse. Vero è piuttosto che mantenere fermo il principio del voto secondo coscienza e l'idea che in materia di procreazione non si tratti di politica ma di etica serve in questo momento a non portare alle estreme conseguenze la rottura sulla procreazione fra Ds e Margherita, che potrebbe avere conseguenze nefaste sulle magnifiche sorti della lista unica: se il dissenso è «solo» etico, perché mai dovrebbe avere ricadute «politiche»? Come chiosa Gloria Buffo, sinistra Ds, «è scandaloso che si dica che nel centrosinistra c'è solo un problema di coscienza, e che la lista a tre non è a rischio: vuol dire che in fondo la dignità e la salute delle donne sono una piccola cosa...». Anche Elettra Deiana, Prc, contesta l'idea di una apolitica libertà di coscienza, insieme con Titti De Simone dell'Arcilesbica.

Sul punto dei rapporti fra laici e cattolici, comunque, ci pensa Giorgio Tonini, senatore della componente cristiano-sociale dei Ds, ad andarci molto meno per il sottile, parlando esplicitamente di un accordo fra la maggioranza e le gerarchie vaticane per blindare il testo, accordo siglato forse per rimarginare la frattura apertasi sulla guerra irachena. Ma non c'è bisogno di nessun patto per spiegare la determinazione che la Casa delle libertà, fatte salve alcune meritorie eccezioni, ha sempre avuto nell'incassare «la legge contro il far west procreativo». Per le meritorie eccezioni parlano ancora una volta il repubblicano Del Pennino, la sottosegretaria socialista agli esteri Margherita Boniver («legge-burqa»), Carla Mazzuca dell'Ap-Udeur. A difendere l'indifendibile, cioè il voto «libero» della Margherita, ci pensa la prodiana Marina Magistrelli, al grido di «la Margherita è un partito plurale, moderno, non identitario». Dopo il voto sull'articolo 3, e in attesa che il voto riprenda martedì sul cruciale divieto di fecondazione eterologa, il centrosinistra lancia un ultimo appello per la modifica del testo in una conferenza stampa con Angius, Tonini, Vittoria Franco (Ds), Loredana De Petris (Verdi), Maria Rosaria Manieri (Sdi), e Natale D'Amico, che è cattolico, della Margherita ma contrario alla legge.