Articolo da "La Repubblica" del 4 dicembre 2003
Provetta, scontro sulla legge al Senato tra fischi e veleni
Sit-in a Palazzo Madama: "Referendum subito"
Votati i primi due articoli "blindati", la Cdl spera di chiudere prima di Natale
Le parlamentari Ds, Sdi e Verdi lanciano un appello Pagano, malore in aula

GIOVANNA CASADIO
ROMA - Dentro, nell´aula di Palazzo Madama, c´è l´Ulivo diviso. Fuori davanti al Senato, le donne Ds, i radicali e il senatore repubblicano Antonio Del Pennino manifestano e chiedono «un referendum epocale come è già accaduto con il divorzio e con l´aborto» contro una legge sulla fecondazione assistita «assurda e inapplicabile». Un insulto al buon senso - la definiscono - con la quale si mette a repentaglio la salute delle donne con una serie di divieti voluti «per ragioni ideologiche e per obbedienza al Vaticano». «Una pagina vergognosa».

Le norme sulla provetta approdano ieri al voto del Senato, dopo un anno dall´ok della Camera e il lungo impasse dovuto allo scontro tra laici e cattolici. E ieri a incrinarsi è l´unità del centrosinistra: Ds e cattolici della Margherita sono ai ferri corti. Passano infine i primi due articoli della legge "blindati". Come vuole la Casa delle libertà, e i centristi dell´Udc, in particolare, che hanno posto l´aut-aut: nessuna modifica e legge subito, prima di Natale.

Ma le modifiche "laiciste" sono a un passo dall´essere varate. Anzi, su un emendamento che scardina in parte l´articolo 1 (con il quale la proposta del centrodestra pone tra i soggetti di diritto anche il concepito) raccoglie la maggioranza dei voti a favore. Sono 126 i sì; 124 i no. A fare la differenza e a bloccare l´emendamento - grazie al quale si estenderebbe la procreazione assistita anche alle coppie affette o portatrici di malattie geneticamente trasmissibili - ci sono però otto astenuti che, secondo il regolamento di Palazzo Madama, sono conteggiati come voti contrari. In aula si passa dagli applausi dello schieramento pro emendamenti che credeva di essere riuscito a spuntarla, a fischi e "buuh" di delusione. Prende la parola la leghista Rossana Lidia Boldi, medico e "dissidente" della Cdl: «Colleghi senatori, mi rifiuto di credere che ciascuno di voi non si sia fatto un´opinione... votate sì o no, ma perché vi astenete?». La Boldi ha aderito all´appello trasversale lanciato dalle parlamentari Ds, dello Sdi, e dei Verdi con Cinzia Dato, esponente laica della Margherita, per un invito alla ragionevolezza. «Attenti, questa legge così è inapplicabile», insiste Loredana De Petris dei Verdi. Maria Grazia Pagano, diessina, fa la spola tra la piazza e l´aula. A fine serata è colta da malore e il presidente Pera sospende la seduta. L´atmosfera è surriscaldata. Francesco D´Onofrio, capogruppo dell´Udc, critica Pera e gli porta ad esempio Casini, il presidente della Camera: «Ogni volta che il presidente Casini ha rispettato il regolamento della Camera, qualcuno anche della maggioranza si è ribellato. Mi auguro che il presidente Pera rispetti il regolamento del Senato nel corso delle votazioni di questa legge molto delicata». Il punto è portare a casa e al più presto le norme sulla provetta, limitando il più possibile il dissenso dei laici della Cdl. «Ritengo che sia più importante avere dopo 25 anni una legge piuttosto che rimanere nell´attuale far west», reagisce Antonio Tomassini, forzista, medico e presidente della commissione Sanità. Protesta la Cgil: «La legge al senato è ideologica e pericolosa». Il tribunale per i diritti del malato avverte: «Si rischia il turismo procreativo». «Difenderemo la legge dall´assedio delle lobby», afferma Riccardo Pedrizzi di An. Stamani l´esame prosegue, ma forse martedì si entrerà nel vivo della questione eterologa sì o no.