Articolo da "Il Manifesto" del 24 gennaio 2004
Sulla fecondazione è un coro di no

Associazioni di donne, medici e pazienti si mobilitano contro la nuova legge sulla procreazione assistita. Pronti al referendum e alla disobbedienza civile. Oggi a Roma il convegno delle parlamentari di sinistra

LUCA TANCREDI BARONE
L'iter parlamentare della legge sulla procreazione assistita sta per concludersi: nelle prossime settimane la camera darà il via libera definitivo al testo. E le iniziative contro una legge definita «oscurantista, illiberale e confessionale» si moltiplicano: oggi l'appuntamento è per le 10.30 al teatro Capranica di Roma, dove tutte le parlamentari dei Democratici di sinistra, di Rifondazione Comunista, dei Comunisti italiani e dei Verdi, insieme a scienziati e costituzionalisti chiamano a raccolta coloro che vogliono dire no a questa legge, bocciata come «l'ennesimo provvedimento crudele e ingiusto della maggioranza». Ieri invece si è svolto al senato un incontro che ha visto riunirsi per la prima volta associazioni di cittadini, di medici e di tutela dei malati. C'erano non solo le associazioni di coppie infertili, ma anche organizzazioni di malati di gravi patologie genetiche come la talassemia e la fibrosi cistica, o quelle che promuovono una migliore qualità della vita dei malati di cancro, dei portatori di handicap e dei midollolesi. E anche società scientifiche di medici. Tra le altre Cecos Italia, Consulta di bioetica, Società italiana ginecologi e ostetrici e Madre Provetta.

Scopo dell'incontro informare sui contenuti negativi della legge e costituire un cartello che unisca tutti, dai pazienti ai medici e cittadini, per proporre modifiche o sistemi per bloccare la legge. Molte le accuse degli addetti ai lavori, come sempre però quasi tutti maschi: «E' una legge che ci fa diventare più ignoranti, vengano i deputati a spiegare ai pazienti che non posso aiutarli» - ha detto il ginecologo Giuseppe D'Amato - «Dobbiamo metterci tutti insieme per far capire che è una legge che riguarda molte persone: l'infertilità e le malattie genetiche sono diffusissime».

Una di queste patologie, la più diffusa nel mondo e la seconda in Italia dopo l'anemia mediterranea (colpisce un bambino ogni 2.500), è la fibrosi cistica: una malattia genetica che danneggia lentamente molti organi, in particolare i polmoni e l'apparato gastroenterico. «Come medico, come genitore di due bimbe malate di fibrosi cistica, e spero ancora come futuro nonno, mi sento come quando i talebani facevano saltare le statue di Buddha: impotente di fronte all'ignoranza» confessa Gerardo Tricarico, vicepresidente della Lega italiana fibrosi cistica. «Per un malato avere un figlio - ricorda Tricarico - può significare restituire voglia e forza di lottare. Ma vietare l'analisi preimpianto, come fa la legge, significa condannare altre persone a una vita di inferno. Molti di noi sono pronti anche ad azioni di disobbedienza civile per svuotare di contenuto la legge. Senza contare che dovremo mandare i pazienti all'estero».

La legge non permette poi di congelare né embrioni né gameti. «Non è giusto impedire ai giovani malati di tumore di conservare il proprio seme - dice Andrea Borini - per impedire la fantomatica eugenetica, basterebbe una lista delle malattie genetiche più diffuse per cui è possibile fare l'analisi preimpianto. Mentre per la donazione eterologa si potrebbe pensare a un iter come per le adozioni. Impedirla tout court è insensato». Gianni Monni, che di mestiere fa le diagnosi preimpianto alla caccia di malattie genetiche, non si capacita di non poter più disporre di uno strumento così importante. E aggiunge: «Costringere una donna talassemica a un parto trigemellare equivale ad ucciderla. Se ne sono resi conto?». Ma non basta: «La regione ora rimborsa l'aborto ma non può rimborsare la procreazione assistita. Un assurdo», dice fuori dai denti.

I giuristi intervenuti hanno sottolineato anche alcuni aspetti giuridici che rendono insoddisfacente il nuovo quadro normativo. Secondo Gianni Baldini, ad esempio, «la legge è incostituzionale perché non permette a chi non è sterile ma rischia di avere una malattia genetica di ricorrere alla fecondazione, mettendo a repentaglio la salute dei nascituri. E poi rende l'embrione un soggetto di diritto, contro il codice penale che prevede che la titolarità giuridica si acquisti solo alla nascita».

E se una madre revoca il consenso all'impianto? La legge non è chiara in proposito, ma di certo è il medico che verrebbe comunque punito, non potendo né crioconservare, né fare ricerca scientifica, né impiantare in un'altra coppia.

Che fare dunque? Molti sperano nel referendum, anche se soprattutto i politici temono una sorta di effetto boomerang. Altri suggeriscono alle regioni di impugnare la legge o di disapplicarla. Qualcuno suggerisce ai medici di dare il via ad azioni di disobbedienza civile. Qualcun'altro spera nel capo dello stato. Quel che è certo è che a pochi giorni dall'approvazione finale le società professionali dei medici non si sono ancora organizzate per esprimere pubblicamente tutte insieme il loro dissenso. Come spesso accade, gli scienziati rischiano di arrivare troppo tardi.