Articolo da "Il Manifesto" del 3 dicembre 2003
Alla provetta del senato
Da oggi in votazione a palazzo Madama il ddl sulla procreazione medicalmente assistita

Appello trasversale Quindici senatrici di tutti i gruppi chiedono che il testo sia modificato perché «contiene punti inaccettabili sul piano del diritto e della scienza»

GIULIA BIANCHI
ROMA
La procreazione assistita torna a movimentare l'aula del senato ancora calda per il via libera al ddl Gasparri di ieri. Da oggi, infatti, cominciano le votazioni sul disegno di legge 1514 approvato dalla camera oltre 18 mesi fa e la cui discussione in senato si è avviata a fine settembre tra le immancabili polemiche; in particolare quelle suscitate dalle deputate che si presentarono al senato per protestare contro il progetto e che furono insultate in maniere assai poco urbana dai sentori. L'obiettivo della maggioranza di centrodestra è arrivare al via libera di palazzo Madama entro Natale, per poi rinviare il testo a Montecitorio per modifiche tecniche sugli anni di erogazione dei finanziamenti e chiudere definitivamente la partita. Tuttavia anche a palazzo Madama si annuncia una battaglia trasversale sulla disciplina della procreazione in stile clericale già tentata a suo tempo durante il governo del centrosinistra. Sono 400 gli emendamenti presentati al testo, per lo più dalle opposizioni. E ieri, dopo che alcune parlamentari - Dorina Bianchi e Olimpia Tarzia (Udc), Francesca Martini (Lega), Carla Castellani (An), Emanuela Baio (Margherita) - hanno sollecitato nei giorni scorsi la rapida approvazione della legge, quindici senatrici di quasi tutti i gruppi parlamentari hanno firmato un appello che invoca modifiche sostanziali al testo in votazione. «Consideriamo profondamente ingiusto non tenere conto delle richieste di cambiamento che provengono da donne e uomini che vivono la sofferenza della sterilità», spiega il documento firmato tra le altre dalla senatrice a vita Rita Levi Montalcini, Vittoria Franco (Ds), Cinzia Dato (Margherita), Loredana De Petris (Verdi) Maria Rosaria Manieri (Sdi), Rossana Boldi (Lega), Ida Dentamaro (Udeur). «La legge attualmente all'esame del senato contiene punti inaccettabili sul piano del diritto, della scienza e della deontologia professionale - continuano le quindici senatrici -: il limite dei tre embrioni da impiantare obbligatoriamente e il divieto di congelarli, che limita anche la possibilità di sviluppo della ricerca scientifica; il divieto di effettuare analisi pre-impianto dell'embrione anche nei casi di portatori di malattie genetiche; il divieto di revoca del consenso all'impianto in utero dell'embrione fecondato da parte della donna anche quando risultino embrioni malati; il divieto, sempre e comunque, della fecondazione eterologa da donatore o donatrice».

Il testo licenziato dalla camera nell'estate 2002 prevede infatti che il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita sia consentito solo se accertata l'impossibilità di rimuovere altrimenti le cause che impediscono la procreazione, ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegata o accertata. Inoltre, vieta la clonazione umana, la sperimentazione sugli embrioni e il loro congelamento. E' possibile produrre non più di tre embrioni per volta, il numero necessario ad un unico e contemporaneo impianto. E' inoltre prevista l'adottabilità degli embrioni congelati di cui non si conoscano i genitori biologici o dei quali non sia stato chiesto l'impianto da almeno tre anni. Il provvedimento vieta la fecondazione eterologa. E tutela, come recita l'articolo 1, «i diritti di tutti i soggetti coinvolti, in particolar modo del concepito». Secondo quanto prevede il testo potranno ricorrere alle tecniche di procreazione assistita solo le coppie formate da persone maggiorenni di sesso diverso, sposate o conviventi, in età potenzialmente fertile ed entrambe viventi. Gli interventi potranno essere eseguiti solo in strutture pubbliche o private autorizzate dalle regioni (i requisiti saranno oggetto di un decreto ad hoc) e iscritte in un registro che sarà realizzato presso l'Istituto superiore di sanità. Da 200 a 600 mila euro le sanzioni di tipo amministrativo. Il commercio di embrioni o gameti viene invece punito con la reclusione da 3 mesi a 2 anni e con multe da 600 mila a un milione di euro; i tentativi di clonazione con la reclusione da 10 a 20 anni e fino a un milione di euro di multa.

«Gli effetti sono assurdi e pericolosi per la salute delle donne - osservano dunque le quindici senatrici - si riducono le possibilità di successo degli interventi; sarà destinato a crescere drammaticamente il ricorso agli aborti terapeutici in caso di malattie genetiche; aumenterà un turismo procreativo umiliante e privo di garanzie; l'Italia diventerà un'isola infelice nel cuore dell'Europa. Per tutto questo, chiediamo ai parlamentari, indipendentemente dalle opinioni politiche, culturali e religiose, di fermarsi a riflettere, e di cambiare il testo in esame».

A sostegno delle richieste di modifica le donne Ds hanno organizzato per oggi una manifestazione davanti a palazzo Madama a cui parteciperanno parlamentari, segretari e coordinatrici regionali della Quercia, associazioni che difendono i diritti delle coppie sterili. Sulla mobilitazione è però polemica con i Radicali. Da sempre in prima fila sui diritti civili, i Radicali contestano soprattutto ai partiti laici e della sinistra la mancata risposta alla loro richiesta di iniziativa parlamentare, popolare e dell'informazione in merito alla manifestazione convocata per oggi alle 15 sempre davanti al senato.