Articolo da "Il Corriere della Sera" del 7 giugno 2004


Salonicco, capitale del «turismo della provetta»
«Da marzo il 50-60% di italiane in più»

Quasi ogni mattina, sul volo Milano-Salonicco, troverete alcune passeggere che non viaggiano per vacanza, né per impegni di lavoro né per andare a trovare parenti o amici che vivono in Tessalonica. Forse le potreste riconoscere. Sono accompagnate dai rispettivi mariti, hanno bagagli essenziali, il necessario per un paio di giorni. E non si sono mai incontrate. All’aeroporto di arrivo, però, qualcuno andrà a prenderle con tanto di cartello sollevato in aria, come per i comuni turisti. Le donne si ritroveranno, probabilmente, nello stesso bus e allora sì, capiranno di far parte di un’unica comitiva. Legate dallo stesso destino: cercare di avere figli all’estero, con la provetta. Salonicco è diventata per le italiane sterili una mèta fra le più battute grazie alla legge sulla procreazione medicalmente assistita. La città è vicina, offre una clinica considerata all’avanguardia in Europa. I prezzi sono molto più contenuti rispetto alla Spagna. Quattro buone ragioni per richiedere qui le tecniche bandite in Italia e che la legge liberale emanata due anni fa dal governo di Atene rende invece possibili. Fecondazione eterologa, congelamento degli embrioni, inseminazione di più di tre ovociti alla volta, l’utero in affitto. Si fa prima ad elencare le pratiche vietate: i single non possono essere trattati, le coppie devono essere eterosessuali.

Il flusso migratorio verso Salonicco si è ingrossato come un fiume in piena proprio quando da noi è entrata in vigore la nuova legge: «I pazienti da allora sono aumentati del 50-60% - dà la misura del fenomeno Nichola Prapas, che con i fratelli gestisce il centro più noto in Grecia -. Non svelo un segreto, non ho bisogno di farmi pubblicità, né temo di dare disturbo ai colleghi italiani. Le coppie scoprono dove siamo e chi siamo su Internet o con il passaparola. Chiedono soprattutto la fecondazione eterologa oppure vengono per congelare embrioni da lasciare qui e utilizzare nel caso gli altri tentativi non abbiano successo». In media una Fivet costa sui 3-4 mila euro, comprensiva delle spese per la donazione di ovociti o spermatozoi.

Gli ovociti sono ceduti da donne sotto i 30 anni, in prevalenza greche, russe ed ucraine che in cambio ricevono, secondo Prapas, un semplice rimborso spese: «Nella scelta degli ovociti facciamo in modo che colore degli occhi, capelli e carnagione siano compatibili con quelli della ricevente. Per le italiane, in genere brune, selezioniamo caratteristiche mediterranee». Prapas ha presentato una relazione sullo stato dell’arte in Grecia al Congresso del Cecos a Taranto. Parla perfettamente la nostra lingua. Ha studiato a Bologna, ha lavorato da Ettore Cittadini, a Palermo, e alla clinica Mangiagalli di Milano. Il fratello Yanis è come lui professore associato di ginecologia all’università Aristotele di Salonicco. La sorella Stella possiede il più grande laboratorio di genetica nel Nord della Grecia. Delle comitive che sbarcano da Milano si occupa una biologa italiana, Lia Cassapi. I pazienti, se vogliono, acquistano un pacchetto che include viaggio e soggiorno. Ricevono un pieghevole con tutte le informazioni necessarie. Una volta terminata la cura, o effettuato l’impianto dell’embrione, tornano a casa. La vacanza è finita. E sperano di non doverla ripetere altre volte perché significherebbe che il bimbo è in arrivo.


Margherita De Bac