| Fecondazione, il governo allo sbando Eurispes: favorevoli due italiani su tre. Prestigiacomo invita i suoi ad abbandonare «impostazioni ideologiche e illiberali». Referendum al rush finale: servono 25mila firme al giorno MATTEO BARTOCCI Presentando i risultati, il presidente dell'Eurispes Gian Maria Fara non può che prendere atto della «evidente contraddizione tra il vigore con cui la schiacciante maggioranza degli italiani si pronuncia a favore della fecondazione assistita, e la legge attuale, che di fatto inibisce fortemente il ricorso alle nuove tecniche riproduttive pur non vietandole del tutto». «Sarà opportuno - auspica Fara - che in futuro le forze politiche si applichino a comporre questa divergenza tra l'opinione pubblica e le leggi dello stato». Divergenza che solo in un aspetto altrettanto controverso della legge non sembra sussistere. La fecondazione eterologa (in cui si usano ovuli o spermatozoi esterni alla coppia) infatti non piace alla maggioranza degli intervistati: il 55,7 per cento. Forse le polemiche sorte intorno alla pessima «legge 40» e l'impegno sui refendum popolari che vogliono abrogarla hanno contribuito ad avere una conoscenza più precisa di una realtà che non può essere liquidata con scorciatoie pseudo-morali o religiose. Nello stesso governo, ormai, volano gli stracci. Ieri la ministra Stefania Presitigiacomo - che nell'ultima votazione parlamentare sulla legge si astenne senza approvarla - ha invitato il ministro Sirchia a «riflettere» bene, abbandonando impostazioni «ideologiche e non liberali». La ministra infatti chiederà alla sua maggioranza di rivedere la norma in alcuni aspetti cruciali: l'assurdo divieto della diagnosi pre-impianto (che il ministro Udc Giovanardi bolla tuttora, incredibilmente, come eugenetica), l'accesso alle cure per i portatori di malattie genetiche, la possibilità per i medici di decidere quali e quanti embrioni impiantare nell'utero materno e, infine, di crio-conservare quelli in sovrannumero. Tutti aspetti della legge bersagliati dalla comunità medico-scientifica e oggetto dei refendum abrogativi. Una parte dell'opposizione, Ds e Margherita in testa, accoglie con favore la mano tesa dalla ministra Prestigiacomo, anche se si rileva che se si fosse discusso prima si sarebbe evitato al nostro paese di risultare uno dei paesi più arretrati del mondo in materia di ricerca scientifica, come ha messo in luce la recente vicenda del bambino di Pavia. Proprio la straordinaria storia di Luca - che non sarebbe mai nato sano senza la diagnosi pre-impianto oggi vietata - riporta la bufera attorno al ministro Sirchia. I radicali, insieme a Ds e Verdi, rinnovano la richiesta di dimissioni. «È inutile truccare le carte - dice Barbara Pollastrini, coordinatrice delle donne Ds - con la legge attuale Luca non avrebbe avuto speranza. Sirchia o è inadempiente o è mentitore. In ogni caso deve andare a casa. Non si può affidare la salute a un ministro dannoso e criticato dai colleghi di governo e da gran parte di medici e scienziati». Nell'attesa del «doloroso passo» da parte del ministro, si susseguono gli appelli a firmare i referendum contro la legge. Servono 25mila firme al giorno entro il 20 settembre (sono state 200mila in due settimane). Anche per questo i promotori stanno organizzando i «referendum day», un'occasione in più per firmare nelle migliaia di banchetti sparsi per tutta Italia. |
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