Articolo e immagine da "La Repubblica" del 14 giugno 2005


Procreazione, quorum fallito
Al voto solo un italiano su quattro. È scontro nei due poli
Prove di dialogo su eventuali e parziali modifiche parlamentari alla legge 40
La percentuale definitiva è stata del 25,9 per cento, alle urne 12 milioni di cittadini

Esulta il fronte astensionista. Pannella: "Ma ora temo si prepari l´affondo sull´aborto"

GIANLUCA LUZI
ROMA - Alla fine, a urne chiuse, il risultato è una pesantissima batosta per il fronte referendario: ha votato solo un elettore su quattro, per l´esattezza il 25,9 per cento. Naturalmente sui quasi dodici milioni di cittadini che si sono recati alle urne - nonostante i pesanti e pressanti appelli della Chiesa, nonostante le dichiarazioni dei presidenti di Camera e Senato in favore dell´astensionismo e l´indicazione antireferendaria dei partiti del centrodestra, ma anche di personalità politiche del centrosinistra come Rutelli - la quasi totalità ha votato per il Sì. Ma è un sì che non ha nessun valore per abolire le norme contestate perché il quorum non è stato nemmeno lontanamente sfiorato. A titolo puramente statistico c´è da notare che il quesito che voleva abolire le norme sui limiti di accesso alla fecondazione medicalmente assistita è stato quello più votato con l´89,9 per cento e oltre dieci milioni e mezzo di Sì. Mentre il tentativo di abolire il divieto di fecondazione eterologa è stato quello ha ottenuto meno voti favorevoli con il 78,2 per cento di Sì e il 21,8 di No. Poco più di nove milioni contro due milioni e mezzo. Negli altri due quesiti la percentuale dei Sì è stata dell´88,8 per cento e dell´89,2.

Berlusconi non ha votato e si è limitato a un breve commento per dire di non buttarla troppo in politica. Anche perché la sconfitta nei referendum potrebbe costare carissima a Fini con conseguenze destabilizzanti per l´intera maggioranza di centrodestra. Quindi il presidente del Consiglio ha scelto un profilo basso. «Non sono intervenuto nel dibattito e nel voto per il referendum. - ha detto infatti il premier - Ho taciuto per non dividere il paese su un problema di coscienza e non voglio fare commenti neppure ora, dopo che gli elettori hanno dimostrato anche stavolta di saper giudicare in maniera indipendente. L´Italia ha bisogno di unità ed è inutile far finire sempre tutto in politica». Soddisfatto, ma senza squilli di tromba anche il leader dell´Udc Follini che non aveva risparmiato critiche a Fini per aver scelto di andare a votare. «Un risultato positivo, di buon senso, moderato. Non era e non è uno scontro tra civiltà». E a chi gli ha chiesto se la sconfitta di Fini può aprire problemi nella Cdl, Follini ha risposto che «oggi non è il giorno dei coltelli. E´ il giorno, per chi ha sempre sostenuto le sue posizioni, di grande soddisfazione. Si sono espressi tanti cittadini, oggi è il giorno da dedicare al loro ascolto».

Nel centrosinistra vince senz´altro Rutelli che vede premiata la sua scelta astensionista. Ma Fassino, che si è speso in campagna elettorale per i quattro Sì, difende la sua scelta anche se Veltroni si interroga «se sia opportuno sottoporre agli italiani quesiti su materie così delicate legate ad aspetti etici e a risposte inevitabilmente complesse». Rutelli è soddisfatto: «Una grande prova di buon senso degli italiani. Provo un rispetto sincero per chi ha votato Sì, ma si conferma l´errore di avere organizzato referendum che radicalizzano». Da domani sarà «possibile lavorare insieme per quei miglioramenti alla legge che si possono fare, ma senza stravolgerla perché il giudizio degli italiani è chiaro».

La sconfitta non ha sorpreso Pannella: «Non sono deluso, non mi ero illuso. Ritenevo che il 40 per cento fosse già un obiettivo molto difficile», ha detto il leader radicale. «Nei partiti, - osserva Pannella - tranne forse che in An e in parte nei Ds, non è stato portato avanti alcun dibattito sul tema». Ma la preoccupazione è che adesso si prepari l´affondo sulla legge che regola l´interruzione di gravidanza. Stefania Prestigiacomo ne è sicura: «Non credo che domani qualcuno farà l´autogol di chiedere modifiche alla legge sull´aborto, ma, nel breve periodo, questo succederà sicuramente». Anche se il ministro Giovanardi lo esclude: «Né la maggioranza né il governo intendono rivedere la legge 194. L´argomento, usato dai referendari in campagna elettorale rimane pretestuoso». Ma Emma Bonino non ne è affatto convinta: «Qualcuno prima o poi si rivolgerà alla Corte Costituzionale per fare ricorso. La legge sull´aborto è in pericolo per il clima che si è creato. Il problema è un´atmosfera preoccupante di mancanza di laicità».

Sensazioni e umori opposti nei due comitati per il Sì e per l´astensione. «Penso che nessuno debba gridare vittoria. - dice il senatore diessino Turci - D´altronde sarebbe scorretto accreditarsi una vittoria elettorale grazie all´astensione della maggioranza dei cittadini». Brindisi e urla di gioia, invece, nel comitato "Scienza e vita" alla notizia del mancato quorum: «Ha vinto l´astensionismo attivo e consapevole. - afferma il genetista Dallapiccola - Il popolo italiano ha dimostrato di aver capito e, per quanto ci riguarda, continueremo a lavorare proprio nell´interesse delle coppie con problemi di sterilità». La legge 40 deve essere lasciata «per poterla giudicare sulla base dei risultati: solo allora si potrà valutare quali modifiche eventualmente apportare».