| LA CROCIATA DELLA POLITICA il referendum ha terremotato gli schieramenti Gli appelli dei vescovi, lo scontro frontale, lo strappo di Fini e le divisioni nel centrosinistra GIOVANNA CASADIO Da una parte i referendari del Comitato per il Sì, il moloch della laicità che ha riunito Radicali, Ds, Sdi, Rifondazione, Pdci, Verdi, Idv, una parte della Margherita, il Pri, il Nuovo Psi, i "liberal" di Forza Italia, la Cgil, le associazioni come "Amica Cicogna", "Madre provetta". Dall´altra gli astensionisti, cioè i cattolici di diversa provenienza raccolti nel comitato "Scienza e vita" e i partiti del centrodestra con l´Udc e la Lega in testa. Forza Italia e An formalmente per la "libertà di coscienza", di fatto si sono schierate a maggioranza a fianco della Chiesa e sotto lo slogan: "Sulla vita non si vota". Sandro Bondi, il coordinatore dei forzisti, l´ha ribadito più volte difendendo Ruini e i vescovi e assestandosi sulla linea del Vaticano. Il referendum ha scompaginato la politica italiana, traumatizzando An dopo la presa di posizione del leader Fini per i tre Sì e un No. Dopo il referendum Alleanza nazionale si prepara a una resa dei conti interna. Ma ha anche scosso l´Ulivo, dove Francesco Rutelli, il presidente della Margherita, ha annunciato la sua scelta astensionista con una lunga requisitoria. Non ha risparmiato attacchi a Ds e Sdi, "traditori" del programma riformista perché impegnati in prima linea per il referendum. Ha anche marcato Rutelli la distanza da Romano Prodi sul tema: il leader dell´Unione infatti all´indomani dell´ennesimo invito di Ruini al "non voto", aveva commentato: «Sono un cattolico adulto e vado a votare». Gli erano piovute critiche soprattutto dagli ex Ppi di Dl, già sintomo di quelle divisioni che avrebbero da lì a qualche settimana sancito la bocciatura della lista unitaria dell´Ulivo nel 2006 da parte dell´assemblea nazionale della Margherita. Nessuno, o quasi ha mancato di dire la sua tra i leader, i ministri, tra i peones del Parlamento. Linea della riservatezza invece per il premier Berlusconi: a suggerirgliela sarebbero state le stesse gerarchie ecclesiastiche temendo una reazione uguale e contraria. In pratica, se il presidente del Consiglio dicesse preventivamente che si astiene gli elettori potrebbero andare a votare. Tandem inaspettati e divorzi politici. Gossip e accuse. Stefania Prestigiacomo, ministro delle Pari opportunità di Forza Italia, in prima linea nella battaglia referendaria si è vista attribuire un flirt con Fini. Da questo sarebbe dipeso, secondo gli avversari, la "conversione" del leader di An. «Una dimostrazione dei veleni di questo referendum, non dissimili però da quelli messi in circolazione per divorzio e aborto», è intervenuta la leader radicale Emma Bonino che ha puntato sulla mobilitazione femminile trasversale delle "Donne per il Sì". I Radicali di Marco Pannella e Daniele Capezzone sono stati la testa d´ariete della campagna referendaria. Piero Fassino, il segretario dei Ds e Massimo D´Alema il presidente hanno impegnato tutto il partito. Ma a pungolare il Botteghino sono state soprattutto le donne: Barbara Pollastrini, Katia Zanotti, Vittoria Franco, Giovanna Melandri da anni impegnate sulla bioetica, che hanno incalzato i leader. Rifondazione ha investito in una campagna capillare. Tam-tam di Pdci e Verdi ai militanti: tutti in piazza a volantinare. La Lega di Bossi ha sparato alzo zero contro Fi e An per non avere avuto il coraggio di imporre la linea astensionista nel partito. In tandem hanno finito col muoversi Rutelli e Casini, entrambi dichiarando falso che l´offensiva del "non voto" sulla legge 40 possa rivelarsi l´anteprima di un attacco anche alla legge sull´aborto. In ordine sparso, Rosy Bindi, cattolica di Dl, che a votare andrà e dirà quattro No. |
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