| Procreazione, An in rivolta oggi il "processo" a Fini Andreotti: concordare le modifiche dopo il voto La Destra sociale e gli ex democristiani insistono per la scelta astensionista Franceschini, Dl: io voterò Cresce la spinta bipartisan per cambiare la legge Il giallo di una mail partita dalla sede di Bocchino GIOVANNA CASADIO Lo strappo di Fini sul referendum ha destabilizzato il partito al punto che Domenico Fisichella, tra i "padri" della svolta di Fiuggi, ha annunciato una propria imminente diserzione: sta pensando di andarsene. Publio Fiori e Gustavo Selva pure: ne fanno una questione di identità di An il cui cattolicesimo, ritengono, è elemento fondante. A condurre la sfida in via della Scrofa potrebbe essere Gianni Alemanno, il ministro promotore di una manifestazione pro astensione per il 27 maggio. Carmelo Briguglio, capo della segreteria politica, vicino a Alemanno, ha suggerito a Fini una via d´uscita: fare marcia indietro. «Dentro e fuori An il referendum del 12 e 13 giugno sta provocando effetti politici traumatici. Non è più possibile che il partito mantenga la linea della libertà di voto - proporrà oggi - An deve schierarsi compatta per l´astensione attiva lasciando la libertà di coscienza solo a chi è dissidente». Chiede appunto al leader di «prendere atto del carattere marcatamente politico della consultazione referendaria e alla luce di quanto sta accadendo nel partito di rivedere la propria opinione che non è più personale ma è diventata pienamente politica». Contro «la linea laicista» anche Teodoro Buontempo: chi «come me viene dal Msi non potrebbe accettare una linea che non sia cattolica e popolare». Gli inviti a non drammatizzare di Ignazio La Russa (che andrà a votare al referendum) lasciano il tempo che trovano. A fine giornata c´è anche il "giallo" della mail partita dall´ufficio stampa di Italo Bocchino (tre Sì) contro gli ex dc di An. «È un falso, mai detto». A conclusione dell´ufficio politico un documento potrebbe riassumere la posizione del partito sul referendum del 12 e 13 giugno. Intanto cresce il fronte "bipartisan" per modificare la legge 40 sulla provetta. Comunque vada il referendum - vincano i Sì come vogliono i referendari o non si raggiunga il quorum come sperano i cattolici - «le norme vanno cambiate» e il Parlamento vi deve rimettere mano. Dopo Giuliano Amato, anche il senatore a vita Giulio Andreotti in un´intervista a Repubblica radio lancia un appello per «concordare cambiamenti». Dice: «Se il referendum avrà successo torneremo a una situazione di non legge ma se non lo avrà per insufficienti adesioni o perché vincono i No, rimane la necessità di una modifica, raccogliano da subito adesioni». Concorda Luca Volontè (Udc), coordinatore del comitato "Non votare"; ma anche tra i cattolici della Margherita come Beppe Fioroni, Enzo Carra, Dorina Bianchi si apre a modifiche. Ugualmente l´Udeur, schierata del resto per l´astensione. E Francesco Moro (Lega) non chiude. «Rimettiano mano alla legge», sollecita Luciano Violante (Ds) durante un dibattito con Giuliano Ferrara (per il No) e monsignor Elio Sgreccia («Astensione un modo per schierarsi»). Contrario al "non voto", Dario Franceschini, coordinatore Dl, che andrà alle urne. |
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