Articolo da "Il Messaggero" del 13 maggio 2005


«Io, cattolica, voto contro la legge-mostro»
Giulia Bongiorno: ho provato a convincere Andreotti, ma lui ha scelto Ruini

di FEDERICA RE DAVID
ROMA - C’è anche Giulia Bongiorno, avvocato di Giulio Andreotti, fra le promotrici del comitato bipartisan ”Donne per il sì”. «Una scelta complicata, molto sofferta», spiega, «per una cattolica praticante. Certo non ho deciso con uno schiocco di dita».

E come, allora?
«Attraverso un’approfondita analisi del testo. Quando una donna mi ha chiesto a quali conseguenze legali sarebbe potuta andare incontro se si fosse fatta certificare falsamente la sterilità da un medico pur di accedere alla fecondazione assistita, mi sono resa conto di quanto i limiti di questa legge avrebbero potuto influire sulla vita della gente. Se una persona perbene è pronta a dichiarare il falso, vuol dire che siamo di fronte a gravi anomalie ».

Ne ha trovate altre?
«La più grossa è la tutela degli embrioni, spropositata rispetto a quella del feto. Per questa legge l’embrione in provetta è una persona, ma quando viene messo nell’utero diventa una cosa: si può espellere attraverso l’aborto. Da giurista, non posso vivere in uno Stato (culla del diritto) che mi dice: devi impiantare un embrione anche se malato, ma non preoccuparti, poi puoi abortire. Allora ridiscutiamo anche dell’aborto».

Da donna, e da cattolica, lei è favorevole o contraria all’aborto?
«Contraria. Ma da portatrice di una patologia genetica trovo inaccettabile che, se un giorno deciderò di fare un figlio, lui debba ereditare i miei disagi perché questa legge sulla fecondazione vieta la diagnosi pre-impianto».

Di quale patologia soffre?
«Sono celiaca, non posso ingerire glutine. Quando vado in giro, per esempio nelle carceri o negli aeroporti, devo sempre portarmi dietro uno zainetto con il mio cibo speciale. E quando faccio la comunione vado a rompere le scatole al sacerdote perché mi dia un’ostia speciale. Ma ci sono malattie ben più gravi della mia, come la talassemia o la distrofia. E mi sembra abbastanza singolare che in Spagna si possano far nascere dei bambini sani e in Italia no. Io, nel mio piccolo, se decidessi di diventare madre valuterei la possibilità di fare questa scelta».

E con la Chiesa, che in questi casi parla di omicidio, come si mette?
«Per me le indicazioni e le obiezioni della Chiesa hanno ovviamente un enorme valore. Ma ho sentito tantissimi ginecologi e mi hanno spiegato che, nei casi di concepimento naturale, spesso un ovulo fecondato, se è malato, non si impianta di suo. Se invece io decido di far fare la selezione in provetta, è corretto dire che lo uccido? La verità è che bisogna avviare da capo una seria riflessione su quando comincia la vita. Ad esempio: quello che viene prima dello zigote, è un individuo?».

Il successo dei referendum può essere un primo passo per farlo?
«Sì, per ricominciare bisogna prima disintegrare questa legge-mostro».

Con quattro sì, anche quello sulla fecondazione eterologa?
«Questo tema per me è più delicato, ho ancora dei dubbi. Ma è tutta la legge che va ripensata, corretta e modificata. E per farlo è indispensabile sentire le donne, i portatori delle malattie trasmissibili e anche le ragioni della Chiesa».

Come va con il suo cliente Andreotti, che si è schierato per il non voto? Avete litigato?
«Mai, anche se ho cercato di convincerlo e ne abbiamo parlato a lungo. Lui ha fatto nascere in me dei dubbi, io spero di aver fatto altrettanto. Alla fine, però, ognuno è rimasto sulle sue posizioni: fra me e Ruini, lui ha scelto il cardinale».