Articolo da "Il Corriere della Sera" del 12 febbraio 2005


Segni: referendum, la Chiesa si batta per il no

ROMA - «Voterò no all’abolizione di una legge che non mi convince del tutto. Ma invito tutti a non disertare il referendum sulla fecondazione assistita». Mario Segni, leader dei liberaldemocratici e cattolico convinto, non concorda con il cardinal Ruini che chiede ai credenti di far mancare il «quorum». Perché?
«Da cattolico credo che la Chiesa abbia il diritto e il dovere in materia di bioetica di essere guida. Ma lo strumento appartiene alla politica. E’ qualcosa che è di Cesare. Non è di Dio».
E da politico?
«Il referendum è un istituto che sta morendo. E andrebbe rilanciato. E’ una garanzia nel contrasto tra società e Parlamento. Soprattutto col maggioritario».
Lo dice proprio Lei?
«Già, io che l’ho portato in Italia, lancio una proposta: all’indomani del voto facciamo una modifica costituzionale per abbassare il quorum alla metà più uno della percentuale dei votanti alle ultime elezioni».
Perché voterà no?
«E’ una legge con tanti punti oscuri ma ha due principi forti: la difesa dell’embrione e il divieto di fecondazione eterologa».
Considera embrione l’ovocita fecondato, come fa monsignor Sgreccia, o la nuova entità bicellulare, come confuta Giuliano Amato?
«Istintivamente dal concepimento come dice Sgreccia, ma è la scienza che lo deve dire. Non possiamo fissarlo per legge, come la maggiore età. L’importante è che da quel momento in poi la legge difenda quella vita a ogni costo».
Persino rinunciando alla ricerca scientifica?
«La scienza risolverà questo problema, già si parla delle cellule staminali del cordone ombelicale. In ogni caso è più importante difendere il valore della vita in una società effimera ed edonistica. Per questo è pericolosa l’astensione: se l’invito a non votare venisse accolto ci sarebbe una forte maggioranza dei sì all’abolizione della legge. Per chi non difende il valore della vita sarebbe una vittoria».
Usare un gamete estraneo alla coppia per poter avere un bambino non rientra nel principio del libero arbitrio?
«Il dubbio è legittimo: il precetto impegna il cattolico a un’osservanza personale. Non a trasformarla in legge. Però c’è il diritto del nascituro ad avere una paternità conoscibile».
In caso di adozione viene negato.
«Le ultime teorie dicono che è sbagliato. In ogni caso lì si sopperisce a un problema esistente, qui si crea».
Secondo Sgreccia la procreazione assistita è disumanizzante e fa del figlio un mezzo e non uno scopo. Amato non è d’accordo. Lei?
«La procreazione ha un valore in sé. Sia che il bambino sia stato cercato, che accettato perché non previsto. E un fondamento egoistico c’è in ogni coppia perché la maternità è una gioia».
Parla di punti oscuri della legge. Quali sono?
«Fino a che punto si possano considerare vitali gli embrioni congelati e destinati a rimanere tali per sempre? E come si concilia la difesa dell’embrione con il fatto che possa essere ucciso più avanti legalmente con l’aborto?».
Riaprirebbe la riflessione sulla 194?
«Votai no a quella legge, ma ritengo che il tema da affrontare sia la fecondazione assistita».
Cosa si augura che faccia la Chiesa?
«Da parte del Papa la linea è stata sempre chiara. Comprendo la difficoltà delle gerarchie ecclesiastiche ad applicare quei principi con l’avanzata della scienza. Ma questa è una battaglia che si fa viso aperto, convincendo la gente, non invocando l’astensione».

Virginia Piccolillo