| Fecondazione assistita, prima ancora che sui quesiti il dibattito è sulla moralità del non voto Cattolici di base e referendum il dilemma di Ponzio Pilato L´appello ad astenersi divide i fedeli più impegnati Il non voto Sono in gioco i diritti della persona umana, è giusto usare ogni possibilità prevista dal legislatore, compresa l´astensione In campo il direttore di "Avvenire", che a un lettore risponde: "Mi alleo con gli astensionisti storici se questo serve a trarre in salvo vite umane" Tanti dubbi sul "come" salvare la legge 40. L´Agesci: non possiamo insegnare la partecipazione ai giovani e poi fare il contrario MICHELE SMARGIASSI Ed ecco, in un solo botta e risposta di poche righe, tutto il dilemma etico, per ora sotterraneo ma in ebollizione, che agita il laicato cattolico da quando il conto alla rovescia verso il referendum sulla provetta s´è messo in moto. Chi avrebbe mai detto che il tormento dei credenti, alla vigilia di quello che già si presenta come il terzo round di una partita iniziata nel ?74 col referendum sul divorzio e proseguita nell´81 con quello sull´aborto, avrebbe riguardato il come più del cosa, il metodo più che il merito della nuova battaglia? Invece è quel che sta accadendo. Di «cattolici del sì», per ora, solo minime tracce: alcune firme tra le quaranta in calce a un appello di postconciliari vicini all´Ulivo, che invece di preoccupare le gerarchie paradossalmente le rassicura: «Sono nomi di seconda fila», sussurrano gli uomini vicini a Ruini. Dissensi individuali più illustri sono messi in conto a ridosso delle urne, ma per il momento il fronte dei movimenti ecclesiali, previdentemente ricompattato lo scorso autunno a Loreto, davanti al Papa, sta reggendo bene la linea dettata dai vescovi pochi giorni dopo il via libera della Corte costituzionale alla consultazione: legge imperfetta, però da salvare. Ma farlo con l´astensione è un fatto nuovo, una mossa a sorpresa, tanto efficace verso l´esterno quanto spiazzante all´interno del mondo ecclesiale. Le due battaglie precedenti, la Chiesa le ha combattute in campo, cioè al seggio elettorale. Le ha perse, è vero: e per molti, ora, non è il caso di rischiare il tris. «Con tutti i mezzi democratici», specifica Boffo parafrasando Ruini: solo che non sempre ciò che è ammesso dalla legge è anche eticamente elegante. E pazienza quando sono i laici, i sostenitori del sì, a muovere alla scelta astensionista il rimprovero di «pavidità» (il radicale Della Vedova), «alta immoralità» (il ginecologo Flamigni) «smarrimento e paura» (il diessino Angius): non si ascoltano le sirene interessate. Il guaio è che l´obiezione etico-civile comincia a venire anche dal campo dei politici cattolici orientati per il «no»: da Scalfaro a Segni, da Andreotti fino a Prodi che, pur mantenendo il mistero sul segno che traccerà sulla scheda, annuncia che andrà alle urne essendo un «cattolico adulto», il che è come accusare gli astensionisti di infantilismo. E l´arcipelago dei movimenti cattolici, a novant´anni dalla svolta sturziana, si scopre impreparato a questa resurrezione del non expedit, sia pure in limitata versione referendaria. «Incoraggiare l´astensione può essere diseducativo, e andrebbe spiegato bene», scrive ad esempio Cesare Cavalleri, direttore della rivista Studi cattolici, «si tratta di non assecondare gli uzzi di alcuni scriteriati che vogliono ulteriormente corrompere la società italiana». «Idea debole», da "Chiesa del silenzio", sgrida perfino il teo-con Giuliano Ferrara. Il cardinale Ruini stesso deve considerare insidiose le obiezioni, se si prodiga in chiarimenti: «L´astensione non delegittima le istituzioni né la presenza dei cattolici nella politica». È la tesi dell´"astensione attiva", del rifiuto consapevole e militante di «temperare una matita con l´accetta», come esemplifica il presidente delle Acli Luigi Bobba, che a difesa della liceità morale dell´astensione schiera tre argomenti: «Primo: se la Costituzione prevede il quorum vuol dire che l´astensione è un´opzione prevista; secondo: la scelta secca sì/no su argomenti come questi genera un bipolarismo etico dannoso; terzo, l´astensione attiva fa già parte della pratica politica, Cisl e Uil l´hanno praticata al referendum sull´articolo 18 e nessuno s´è scandalizzato». Per esorcizzare altri accostamenti poco graditi «nessuno di noi andrà al mare il giorno del voto: saremo comunque presenti e attivi». Le idee non mancano: feste di piazza, incontri di preghiera, pellegrinaggi ai santuari o addirittura ad Auschwitz: ogni organizzazione sta progettando qualcosa. Antonio Maria Baggio, del movimento dei Focolari, non andrà a votare, ma respinge con sdegno l´accusa di diserzione civile: «Per otto anni mi sono impegnato per ottenere una legge giusta sulla procreazione assistita. Non accetto di essere considerato "uno che non partecipa" da chi se ne occuperà solo per il tempo necessario a fare un segno sulla scheda». Ma il dubbio è più insinuante di quel che sembra. Certo, per chi dona il suo tempo a un movimento religioso e sociale non è difficile sentirsi l´opposto di un menefreghista. Il guaio è che la scelta tattica dell´astensione come «via con maggiore probabilità di successo» (ancora Ruini) implicherebbe appunto fare un patto con Pilato, puntare più sull´inerzia dell´indifferenza che sulla forza della convinzione. Ancora una volta è il direttore di Avvenire il più esplicito: «Io non disdegnerò di allearmi con gli astensionisti storici, se questo serve a trarre in salvo delle vite umane». Machiavellismo eticamente giustificato, che però spalanca una voragine di interrogativi sulla coerenza tra mezzi e fini, valori e risultati. «Dobbiamo essere presenti nell´agone, solo così conosceremo il vero sentire degli italiani», protesta ancora una lettrice di Avvenire, Adele Gioia di Fabriano, prendendosi il suo turno di reprimende dal direttore. Con qualche tormento intellettuale, la presidente degli scout dell´Agesci Chiara Sapigni taglia il nodo gordiano a favore della coerenza: «Andrò a votare. Può essere giusta l´astensione di fronte all´impossibilità di farsi un´idea fondata sull´argomento: per quanto mi riguarda, da educatrice che ha sempre insegnato questo ai giovani, credo che il valore della partecipazione sia superiore ad una scommessa sul quorum». Tutto questo arrovellarsi potrebbe però rivelarsi inutile. Ipotizzando l´astensione, Ruini ha tenuta aperta la porta a un ripiegamento sul «no». Le gerarchie tengono d´occhio i sondaggi sulla propensione al voto, pronti a rilanciare l´opzione «tutti alle urne» se il rischio di una doppia batosta fosse troppo alto. Non è un caso che nessuno dei movimenti ecclesiali abbia dato ancora un´indicazione precisa di voto. «C´è tempo: prima di tutto facciamo un lavoro di informazione sui veri contenuti di questa legge». Attendismo azzardato: un contrordine dell´ultimo minuto potrebbe produrre confusione e dispersione di voti. Ma sono rischi che si corrono quando ci si affida ai mutevoli umori di Pilato. |
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