| Strategie di abrogazione MILLI VIRGILIO Era nata infatti una rete nazionale, in cui si erano incontrati e confrontati parlamentari e movimenti di donne, associazioni dei malati e centri applicativi delle tecniche di procreazione, esperti di scienze mediche e giuridiche. Lì erano rappresentate tutte le istanze interessate, quella del desiderio di genitorialità e della libertà di ricerca scientifica, ma anche e non ultima quella - non certo empatica - di chi vede nella procreazione assistita sia una ambivalente riproposizione della maternità come unico destino femminile sia una tappa del processo crescente di biomedicalizzazione del corpo femminile e del corpo sociale. Purtroppo alcune iniziative hanno già infranto il senso politico stesso della rete. Da una parte i radicali hanno voluto mettere tutte e tutti di fronte al fatto compiuto: il deposito di quattro referendum abrogativi - uno secco e tre manipolativi su punti specifici - e l'inizio della raccolta delle 500.000 firme necessarie per il referendum abrogativo di tutta le legge: «Volete voi abrogare la legge n.40/2004?» Dall'altra parte i centri di applicazione delle tecniche hanno subito voluto promuovere azioni giudiziarie, a Catania e a Roma. Purtroppo con esiti processuali sfavorevoli: in entrambi i casi i giudici hanno applicato alla lettera la «cattiva legge cattiva», senza rilevare il contrasto delle singole norme con i principi costituzionali. Sono decisioni che hanno evidente ricaduta negativa su altre possibili analoghe iniziative, tanto che prontamente se ne è tratta la conclusione che si sia già dimostrata la impraticabilità della via giudiziaria. E non resterebbe che convergere sul referendum radicale. Lo abbiamo già detto, la via del referendum è stretta e ardua. Ma è anche vero che la raccolta di firme ha una tempistica di impellenza assoluta: lo strumento referendario è assoggettato dalla legge a cadenze tali per cui le firme devono essere raccolte prima di settembre 2004, data del vaglio da parte della cassazione, cui segue il giudizio di ammissibilità della corte costituzionale in vista di un possibile svolgimento della votazione nel 2005. L'alternativa è una votazione nel 2007, perché nel 2006 non sono consentite votazioni referendarie essendo l'ultimo anno della legislatura. Eppure dobbiamo sforzarci di ritrovare un luogo unitario di scelta delle strategie possibili perché solo in questo modo è possibile utilizzare sinergicamente tutti gli strumenti. A tal fine alcuni punti di chiarezza sono preliminari. 1. L'unico referendum soddisfacente è quello secco (come lo furono quelli sul divorzio e l'aborto, cui rispondemmo No, mentre a questo dovremmo rispondere Sì, vogliamo abrogare la legge) perché cancella la legge integralmente. E riaprirebbe la strada, rafforzata, a una possibilità di regolamentazione leggera, come da tempo propugnamo. Al contrario i tre quesiti, pur cancellando le norme peggiori, finirebbero per confermare l'impianto della legge, che è discriminatorio nei confronti delle donne singole, vieta la maternità surrogata, non sfugge all'ottica di terapia della sterilità di coppia. 2. Si smetta di parlare di far west procreativo. Non c'era; semmai c'è ora in forza della nuova legge. Si smetta di dire approssimativamente e confusamente: meglio una cattiva legge che nessuna legge. La esigenza di regolamentare i centri al fine di tutelare la salute delle/degli utenti non è stata realizzata in alcun modo dalla cattiva legge cattiva, in nessuna delle sue disposizioni. Pertanto travolgerla in tutto o in parte non comporta alcun sacrificio di parti valide e condivisibili della legge. Si ritorni invece alla proposta minima di regolamentazione, da tempo formulata da molte e molti, Stefano Rodotà in prima fila. 3. Le iniziative di attacco a singoli punti della legge devono essere studiate e concordate insieme, come all'interno della rete era stato proposto e convenuto, da un comitato nazionale di sagge e di saggi esperti: questo individuerà le iniziative giudiziarie volte a portare la legge dinanzi alla corte costituzionale. In questo quadro anche ulteriori quesiti referendari potrebbero essere di supporto all'attacco delle singole disposizioni normative. Insieme si potrebbe anche decidere se sia opportuno affiancare la raccolta delle firme sul referendum totalmente abrogativo con quella delle firme su altri specifici quesiti referendari, ben inteso da tenere... di riserva. Sulla base di questa condivisione politica, si può procedere unitariamente alla campagna di raccolta delle firme, sin d'ora tenendosi pronti/e a rivalutare la situazione complessiva, sempre privilegiando il quesito referendario secco, che potrebbe superare positivamente il vaglio di ammissibilità dinanzi alla corte costituzionale. Infatti le analisi già svolte sulla legge (vedi il volume Un'appropriazione indebita edito da Baldini Castoldi Dalai editore) dimostrano che nessun principio costituzionale ha trovato riconoscimento nella legge (anzi!) e dunque l'abrogazione non contrasterebbe con nessun principio costituzionale. *Associazione di giuriste Giudit |
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