Articolo da "La Repubblica" del 14 gennaio 2005

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Rocco Buttiglione, alfiere del fronte "teocon": "La legge è umana, non chiamatela cattolica"
"Le urne non ci fanno paura prima o poi rivedremo l´aborto"
I referendum non sono la fine del mondo, vanno spiegate le ragioni della difesa di questa normativa. I 4 quesiti la cambiano in peggio
Se il Parlamento vuole modificarla in meglio, se ne discuta, se no andiamo al voto e sia la gente a decidere
GIOVANNA CASADIO
ROMA - «Guardiamo ai referendum senza preoccupazione».
Ministro Buttiglione, lei cattolico, non è preoccupato dai quattro referendum che toccano gli architravi della legge sulla procreazione assistita?
«Ritengo che sia un bene che di queste cose si discuta, non sono preoccupato dalle discussioni civili, ma dall´integralismo laicista che non vuole discutere ma afferma in modo dogmatico le proprie posizioni e cerca di sommergere chi la pensa in modo diverso sotto una valanga di insulti: mi auguro che questo non avvenga».
D´altra parte la legge è frutto di un integralismo cattolico, non crede?
«È una legge umana, poi si può discutere su cosa è giusto e cosa no, ma per favore nessuno dica che è cattolica».
Lei ministro ritiene che possa essere modificata?
«Credo che i referendum non siano la fine del mondo e che vanno spiegate le ragioni in difesa di questa legge. Che si può cambiare in meglio o in peggio: i quattro quesiti referendari la cambiano in peggio».
Uno dei timori dei referendari è stato che la legge sulla provetta prevedendo la tutela dell´embrione e dei diritti del concepito, finisca per rimettere in discussione quella sull´aborto: lei è dell´opinione di rivedere la legge sull´aborto?
«Prima o poi va rivista ma non è una questione all´ordine del giorno in questa legislatura. Un po´ in tutti i paesi occidentali è in corso un ripensamento nella pubblica opinione. Personalmente mi auguro si capisca che per dire no all´aborto è sufficiente il ragionevole dubbio che l´embrione sia essere umano. Dall´altro lato, chi è contrario come me comprenda che è estremamente difficile difendere l´embrione contro la madre e bisogna sforzarsi di rafforzare l´alleanza tra madre e figlio, creare le condizioni perché le donne possano affrontare liberamente e serenamente la maternità».
Le norme sulla provetta e la lunga serie di divieti complicano la vita alle coppie sterili che vogliono un figlio: non è una contraddizione con quanto ha detto finora?
«In alcuni casi forse sì, la complicano, ma si tratta di quelli più problematici. Faccio un esempio: in molti paesi il numero dei casi di fecondazione eterologa è drammaticamente diminuito perché è passato il principio del diritto di ciascuno a conoscere la propria eredità genetica e quindi il nome del proprio padre biologico e il numero dei donatori si è drasticamente ridotto».
Ministro lei interpreta la posizione del Vaticano?
«Non ho mai chiesto consulenze al Vaticano su questi temi».
C´è la possibilità di una modifica parlamentare della legge sulla fecondazione assistita?
«Se il Parlamento intende modificarla in meglio allora se ne discuta, se no andiamo al referendum e sia la gente a decidere. Io ritengo si sia raggiunto un punto di equilibrio con grande fatica. Si vogliono esaminare le posizioni di chi propone di cambiarla? Lo si faccia, ma senza l´affanno dei referendum».
Il governo si è costituito presso la Consulta per inammissibilità dei referendum ed è stato sconfitto.
«Il governo aveva il dovere di presentare le proprie ragioni; noi poi siamo rispettosi della decisione della Consulta. Per la verità, penso che gli italiani siano abbastanza stanchi di referendum».
In nome dell´ideologia si mette a repentaglio la salute della donna prevedendo l´impianto tutti e tre gli embrioni fecondati, è giusto?
«Non è questo il punto: è che non ci siano embrioni soprannumerari, mentre alcuni ne vorrebbero tanti in più che si possano poi impiantare di nuovo, è questo che non è condivisibile».
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