Articolo da "Il Corriere della Sera.it" del 13 gennaio 2005


Le reazioni alla decisioni della Consulta
I radicali: decisione scandalosa. Giovanardi: bene

Daniele Capezzone, segretario dei Radicali
«Voglio dire subito che questa decisione è scandalosa, ancora una volta politica, e tale da umiliare il parere della stragrande maggioranza dei costituzionalisti italiani, che si erano espressi per l'ammissibilità di tutti i quesiti. Aggiungo che ora daremo battaglia sugli altri quesiti, di cui siamo copromotori e sostenitori, per evitare ulteriori scippi parlamentari».

Carlo Giovanardi, ministro per i Rapporti con il Parlamento
«Una decisione di estrema importanza. Il giudizio di inammissibilità del quesito per l'abrogazione totale della legge sottolinea e ribadisce un principio che noi abbiamo sempre fortemente sostenuto: non si può aprire a una situazione in cui sia possibile superare i limiti alla difesa della dignità della persona, sanciti dalla nostra Costituzione».

Giuliano Amato, ex presidente del Consiglio
«Sul tema della procreazione assistita il governo Berlusconi ha dimostrato di non essere neutrale. La legge 40 non solo è sbagliata ma controproducente rispetto agli stessi fini che essa si propone. La necessità di cambiarla è nelle cose».

Elena Montecchi, vicepresidente dei deputati Ds
«La decisione della Consulta che ammette quattro dei cinque quesiti referendari che vogliono cambiare una legge contro uomini e donne che ambiscono a diventare genitori, contro la scienza e contro la salute, ci conferma che la posizione dei Democratici di sinistra contro la legge 40 è stata quella giusta. Ora però non c'è un minuto da perdere. L'impegno deve essere massimo perchè tutto il Paese sappia che è stata approvata una legge iniqua e crudele e che deve essere cambiata con l'unico strumento che per ora resta a nostra disposizione, il referendum».

Alfonso Pecorario Scanio, presidente dei Verdi: «Referendari-governo 4 a 1. Un bel risultato che boccia innanzitutto la scelta del governo che si era costituito contro i referendum e a difesa della legge esistente». «Certo - aggiunge il leader dei Verdi - siamo rammaricati per il no al referendum più chiaro, quello che chiedeva l'abrogazione dell'intera legge, anche perché la logica referendaria prevede sì la cancellazione di una legge, ma per sostituirla con un'altra. In ogni caso ora è necessario partire subito con i comitati per il sì perché si deve consentire ai cittadini di cancellare almeno le parti più scabrose di quella legge».

Stefania Prestigiacomo, ministro per le Pari opportunità: «La decisione della consulta concentra i riflettori sui limiti della legge, sui quali ho sempre sostenuto che si dovesse intervenire con modifiche legislative e scongiura il rischio di un referendum totalmente abrogativo che avrebbe riportato l'Italia al far-west procreativo».