Articolo da "La Repubblica" del 8 gennaio 2005


Così Berlusconi vuole bloccare il referendum: legge equiparata alla ratifica di un trattato
Fecondazione, il no del governo per recuperare con i vescovi

BARBARA JERKOV
ROMA - Un fascicolo asciutto, una decina di pagine appena. E´ tutta qui, ma è abbastanza lo stesso la memoria difensiva del governo con cui Palazzo Chigi chiede alla Corte Costituzionale di dichiarare inammissibili tutti i referendum per l´abrogazione della nuova legge sulla fecondazione assistita. Raccontano che sia stato Gianni Letta a suggerire a Berlusconi questa mossa francamente irrituale (era dal 1991 che l´esecutivo non si costituiva davanti alla Corte contro un referendum). Il rapporto del Cavaliere con le gerarchie ecclesiastiche, confida chi sa, piuttosto appannato dalla guerra in Iraq, ha bisogno di essere rinvigorito in vista di appuntamenti elettorali cruciali. Di qui - anche se Letta preferisce parlare di «atto dovuto» - la decisione di dichiarare apertamente guerra ai referendum. A costo di mettere in difficoltà i tanti laici della Cdl a cominciare dallo stesso ministro Prestigiacomo.

Così, mentre si infiamma lo scontro politico, i promotori studiano le contromisure per affrontare il giudizio della Consulta, che si riunisce in camera di consiglio lunedì prossimo.

Ieri mattina scadevano i termini per il deposito delle memorie. Gli avvocati della controparte - i professori Frosini e Morbidelli, per il comitato promotore dei quesiti parzialmente abrogativi; e il professor Zanon per il referendum radicale - hanno potuto finalmente prendere visione delle obiezioni del governo. Essenzialmente, la strategia dell´Avvocatura dello Stato si basa su un´interpretazione particolarmente rigida del secondo comma dell´articolo 75 della Costituzione, laddove dichiara inammissibili i quesiti che riguardano leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali.

Ecco, ricordando che la convenzione europea di Oviedo in materia di bioetica è stata interamente recepita dall´ordinamento italiano, il governo equipara il recepimento di quella convenzione a una ratifica. Di qui l´affermazione secondo cui i referendum sarebbero inammissibili dal momento che «vanno a colpire leggi a contenuto costituzionalmente necessario in quanto connesse alla convenzione di Oviedo».

Dal momento che negli ultimi anni le pronunce di inammissibilità da parte della Corte Costituzionale sono andate aumentando in maniera esponenziale, i promotori non fanno niente per celare la loro preoccupazione. «Su queste premesse», confidano, «il referendum per l´abrogazione totale rischia molto, ma rischia pure il quesito sulla norma che vieta l´utilizzo degli embrioni per la ricerca». Senza contare un altro problema. Quello dei soggetti ammessi a sostenere in camera di consiglio la tesi dell´inammissibilità. Al fianco dell´Avvocato dello Stato, infatti, la Consulta potrebbe decidere di ammettere anche tutta una serie di associazioni, almeno sei o sette, che hanno chiesto di essere presenti. In questo modo gli avvocati dell´accusa, per usare una metafora processuale, sarebbero tre volte quelli della difesa. Ma solo lunedì si saprà come avranno deciso di procedere i giudici.

Intanto, sul piano della politica, lo scontro si infiamma. La decisione del governo di costituirsi in giudizio non è affatto un atto dovuto, denuncia il ds Lanfranco Turci, ma è piuttosto «una scelta ideologica» che, più che mirare a condizionare le decisioni della Corte Costituzionale, è destinata a incidere sulla scena politica dei prossimi mesi. Il ministro Giovanardi replica parlando di «decisione legittima e condivisibile». «E´ un dovere del governo assicurare l´ordine civile nel paese», gli fa eco il responsabile istituzioni di Forza Italia, Angelo Sanza. «Una legge colma lo spazio di vuoto, è pertanto corretto il ricorso davanti alla Consulta per evitare il referendum, che riporterebbe, se approvato, il paese nel tanto deprecato Far West». No, risponde la ds Barbara Pollastrini, la verità è che Berlusconi «ha paura». «Ancora una volta spacca il paese», avverte, «ma finisce pure per spaccare se stesso».