Articolo da "La Repubblica" del 28 maggio 2004


L'appello lanciato su Repubblica da un gruppo di intellettuali
Pioggia di adesioni. Firme da tutta Italia per cambiare le norme
Diecimila no contro la legge sulla fecondazione assistita
Rutelli: "Sbagliato l'obbligo di impiantare tutti gli embrioni
ma non rinnego quel testo". I Ds: referendum

di MARIA NOVELLA DE LUCA
ROMA - Migliaia di firme. Oltre diecimila in ventiquattrore. L'appello lanciato su "Repubblica" da scienziati, studiosi e intellettuali contro la legge 40 sulla Fecondazione assistita, sta coinvolgendo sempre più persone. Firme che arrivano dall'Italia e dall'estero, ogni tipo di titolo di studio e di professione, una leggera preponderanza femminile, un numero che ieri è andato aumentando di ora in ora, a testimonianza di quanto, forse, l'indignazione sia alta.

Che la legge sia da emendare, correggere, o cancellare, è una tesi che attraversa tutte le forze politiche, la sentenza di Catania, la prima di una valanga di ricorsi che decine di coppie si preparano a presentare, ha mostrato la rigidità di un impianto legislativo che mette l'Italia fuori dall'Europa e porta a conclusioni paradossali. Come, appunto, l'obbligo per una donna all'impianto di tutti gli embrioni, anche se malati, ma la possibilità, a gravidanza iniziata, di ricorrere poi all'aborto...

Nella maggioranza sono sempre più pressanti le richieste di una revisione della legge, il ministro Sirchia viene invitato da più parti a fare correttivi utilizzando le linee guida che saranno presentate tra una decina di giorni, anche se il capogruppo di An La Russa rinvia ogni discussione a dopo le elezioni, perché dice, "è un tema che divide sul terreno morale". E la sentenza di Catania porta alla riflessione anche tra chi nella Margherita, aveva votato sì alla legge. Dopo Rosy Bindi, tocca a Rutelli. "La norma sull'obbligo di impiantare gli embrioni a rischio va cambiata. Personalmente tuttavia confermo in pieno la mia posizione favorevole alla legge". Si allarga invece in tutta l'opposizione, il "cartello referendario".

Ieri Rifondazione Comunista ha annunciato l'appoggio alla raccolta di firme promossa dai Radicali, che chiedono l'abrogazione totale della legge 40, mentre Barbara Pollastrini dei Ds propone "referendum mirati". "Serve una buona legge. Per questo sono favorevole a referendum mirati per cancellare le parti più gravi del provvedimento. A tal fine stiamo costituendo un comitato largo e trasversale per depositare alcuni quesiti per la parziale abrogazione della legge. Ma voglio allargare lo schieramento e mi rivolgo anche agli amici radicali per unire quanti vogliono vincere questa battaglia di civiltà".

Un'unità di intenti forse non impossibile. I Radicali infatti hanno depositato non uno ma quattro referendum. Il primo è, appunto, totalmente abrogativo, ma c'è il rischio che la Corte Costituzionale possa respingerlo, dal momento che propone ai cittadini più quesiti sui quali pronunciarsi con un sì o un no. Gli altri tre referendum sono invece "mirati". Riguardano cioè la salute delle donne, la fecondazione eterologa e la libertà di ricerca scientifica.