Articolo da "Il Corriere della sera" del 11 dicembre 2004


La decisione adesso passa alla Consulta: possibile il voto tra il 15 aprile e il 15 giugno
«Fecondazione, referendum legittimi»
Cassazione: sì ai 5 quesiti. Il ministro Prestigiacomo: urgente varare le modifiche alla legge

ROMA - La Cassazione ieri ha dato il via libera ai cinque quesiti referendari sulla procreazione assistita: sono stati giudicati legittimi sia quello proposto dai Radicali per abrogare tout court l’intera legge 40, sia i quattro mirati su punti specifici del testo e presentati da un fronte trasversale che comprende anche alcuni laici di centrodestra. Ora la parola passa alla Corte Costituzionale, che si riunirà in camera di consiglio entro il 20 gennaio per emettere un verdetto sull’ammissibilità dei quesiti non oltre il 10 febbraio. E se anche la Consulta darà parere favorevole, la consultazione dovrà svolgersi in una domenica compresa fra il 15 aprile e il 15 giugno. La decisione è stata accolta con grande soddisfazione dai referendari, anche se la loro componente parlamentare (cioè tutti tranne i Radicali) non nega la possibilità di percorrere una strada diversa: «migliorare» la norma ed evitare così la consultazione. «Dalla Cassazione arriva una notizia ottima», dice per esempio la coordinatrice delle donne ds, Barbara Pollastrini. Aggiungendo però: «Siamo convinti della necessità di una nuova buona legge che recepisca tutti i quesiti mirati per cui abbiamo raccolto le firme. Per questo ci batteremo in Parlamento». E sulla stessa lunghezza d’onda viaggia l’opinione dei senatori Lanfranco Turci (Ds) e Antonio Del Pennino (Pri): «Se la maggioranza che ha votato questa legge iniqua (approvata anche da gran parte della Margherita, ndr ) è disposta ad effettivi cambiamenti, manifesti rapidamente la propria disponibilità. Con il pronunciamento della Cassazione si fanno più serrati anche i tempi per un eventuale confronto parlamentare».

Una domanda a cui il ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo (Forza Italia) dà già una risposta: «Oggi c’è una nuova urgenza di affrontare i nodi di quel provvedimento. Credo che, dopo il varo della Finanziaria, debba riprendere subito in Senato l’esame delle proposte di modifica». La Prestigiacomo, che aveva sempre auspicato un miglioramento del testo, continua così: «Ritengo che sia possibile lavorare per correggere i limiti della normativa vigente evitando il rischio di una abrogazione totale che riporterebbe il Paese a un far west procreativo».

A insistere nettamente sulla necessità di far parlare gli elettori sono invece i Radicali, che ieri hanno organizzato un convegno con 25 costituzionalisti a sostegno della ammissibilità dei referendum e, in particolare, di quello per abrogare l’intera legge 40. «Questa non è una legge sulla fecondazione, è semplicemente una legge contro la fecondazione medicalmente assistita», ribadisce infatti Marco Pannella. Mentre Daniele Capezzone, segretario del partito, commenta: «Desidero ringraziare la Corte di Cassazione e mi auguro che la voce degli esperti che abbiamo riunito venga udita dalla Consulta». E la voce in questione viene riassunta in 5 punti da uno dei relatori, il professor Michele Ainis: «1) Nel modello costituzionale è previsto il referendum abrogativo di una legge intera o di sue parti complete e non quello manipolativo, cioè su singole parole, o virgole, o frasi. 2) Se la Corte ritenesse il quesito abrogativo inammissibile perché relativo a materie non omogenee tra di loro (per esempio fecondazione e ricerca) sarebbe una contraddizione, perché vorrebbe dire promuovere di fatto una legge disomogenea e in quanto tale cattiva. 3) Non si può dire che abrogare l’intera norma privi il cittadino della libertà di sceglierne alcune parti, perché anche in Parlamento prima si vota una norma articolo per articolo, ma poi ci si pronuncia sul suo insieme. 4) La semplicità di un referendum che chiede di abrogare una legge intera garantisce proprio la libertà degli elettori. 5) Infine, in giurisprudenza ci sono precedenti: a partire da quello sulla legge Reale, sono stati già ammessi quesiti anche non totalmente omogenei».

Contro ogni ipotesi di accordo parlamentare si schierano intanto anche Verdi e Rifondazione. Per la senatrice verde Loredana De Petris «si è compiuto un primo importante passo verso la cancellazione di una legge oscurantista che è un vero e proprio attentato alla salute della donna e non ha nessun riferimento scientifico. La parola deve passare assolutamente ai cittadini». E secondo Elettra Deiana (Prc) «qualsiasi legge oggi rappresenterebbe uno scippo al giudizio popolare».
R. R.