Articolo da "La Repubblica" del 19 novembre 2004


Riviste le note della Cuf: le dosi oltre le 12.600 unità dovranno essere pagate dalle coppia. Ed è polemica
Fecondazione, tetto ai farmaci gratis "Ma così si penalizzano le donne"
Bolognesi (Ds): si passerà al pagamento dell´interruzione di gravidanza?

MARIO REGGIO
ROMA - Da oggi i farmaci per la stimolazione ovarica non saranno più completamente gratuiti per le donne che affrontano la fecondazione assistita. Lo stabilisce la revisione delle note della Commissione Unica del Farmaco pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

Nella nota 74 è stabilito che le dosi eccedenti le 12.600 unità di gonadotropine, il farmaco usato per la stimolazione, dovranno essere pagate dalla coppia. La notizia è stata data da Andrea Borini, presidente dei Cecos Italia e direttore sanitario del centro Tecnobios Procreazione, in occasione del convegno organizzato ieri a Bologna.

Un provvedimento che, secondo Borini, «penalizza le donne che hanno più difficoltà, quelle che hanno bisogno di più fiale del farmaco, ma anche di più cicli di somministrazione, per avere un numero di ovociti sufficiente a proseguire il percorso della procreazione medicalmente assistita. Un costo che varia dai 350 ai mille euro. È prevedibile che molte coppie rinunceranno».

Per il direttore generale dell´Agenzia Italiana del Farmaco, Nello Martini, si tratta «di notizie devianti, la nota della Cuf ha preso atto e seguito le linee guida internazionali, riconosciute a livello scientifico. La stimolazione ovarica non va fatta ad libitum, abbiamo voluto salvaguardare la salute della donna da un uso improprio e pericoloso dei farmaci». La replica di Carlo Flamigni, ginecologo, pioniere della fecondazione assistita, non si è fatta attendere: «Sono tutte chiacchiere, falsità. La quantità di gonadotripine da somministrare non può essere stabilita a priori, è la risposta agli stimoli a determinare la scelta. Faccio un esempio: se somministro 10 dosi ad una ragazza di 20 anni possono farle male, mentre ad una che ha superato i 40 anni e che ha assunto 100 dosi vanno bene. La verità è che hanno deciso di ridurre le spese, della salute della donna non gliene importa nulla». Una considerazione condivisa dalla parlamentare Ds Marida Bolognesi: «La decisione di limitare il rimborso delle spese per i farmaci fa parte della strategia di questo governo, che è partita con l´approvazione della legge sulla procreazione assistita, facendo uscire la salute riproduttiva dalle tutele a carico del Servizio sanitario nazionale. Il pericolo è che poi si passi al pagamento dell´interruzione di gravidanza. Una ragione in più per arrivare speditamente al referendum sulla procreazione, evitando qualsiasi accordo politico al ribasso».

Secondo il professor Flamigni la scelta della Cuf colpirà soprattutto le donne over 35, quelle che hanno più bisogno di farmaci stimolatori. Oggi, secondo uno studio dell´Università di Urbino, la donna che sceglie la procreazione assistita ha in media 35 anni e una buona cultura, spesso è una libera professionista o imprenditrice ed ha alle spalle una convivenza di 5 anni.