Articolo da "La Repubblica" del 5 novembre 2004


Ordinanza della Suprema Corte che vaglia la legittimità delle richieste
Referendum procreazione lite Cassazione-comitati
"Accorpare due quesiti". Ma la risposta è no

E il Senato sta per mettere in calendario i ddl che puntano a evitare il voto popolare
Del Pennino, portavoce dei referendari: siamo disposti a collaborare con i giudici

GIOVANNA CASADIO
ROMA - Primo scoglio per i referendum sulla procreazione assistita. Un´ordinanza della Cassazione chiede infatti ai promotori del referendum di accorpare due dei cinque quesiti, per l´esattezza il terzo e il quarto, che riguardano rispettivamente la tutela della salute della donna e l´abolizione del principio di salvaguardia dei «diritti del concepito».

La Cassazione - chiamata a valutare la legittimità formale della raccolta di firme e dei quesiti stessi (nel merito dovrà pronunciarsi invece la Corte Costituzionale entro il 20 gennaio) - ha sollevato il problema dopo una riunione giovedì della scorsa settimana, scatenando subito le polemiche dei referendari. Non sono affatto d´accordo con l´unificazione: a conclusione di un acceso dibattito mercoledì sera, hanno così deciso di inviare alla Suprema Corte una memoria con le ragioni del no alla "concentrazione" e con il dissenso sui titoli che devono accompagnare ciascun quesito e che la Cassazione ha già fissato. «Noi abbiamo forti perplessità, però nella replica alla Cassazione avanzeremo proposte nello spirito di collaborazione», commenta Antonio Del Pennino, repubblicano, tra gli animatori del comitato per i referendum di cui fanno parte Radicali, Ds, Sdi, Pdci, Verdi, Prc, Di Pietro, alcuni esponenti della Margherita, Nuovo Psi, e parte dei "liberal" di Forza Italia. La memoria dovrà arrivare in Cassazione entro il 20 novembre. Il comitato composto dalle donne della sinistra e della Cgil, che ha raccolto le firme per cancellare «i diritti del concepito», non intende riformulare nulla.

Intanto per evitare i referendum è ripresa la fibrillazione in entrambi i Poli. L´Ulivo è diviso: l´ex premier Giuliano Amato, sfidando le opposte contestazioni sia dei referendari più intransigenti che dei cattolici della Margherita, ha inviato per e-mail ai parlamentari del centrosinistra la sua proposta, aperta a discussioni e modifiche. Amato ha messo a punto un disegno di legge che abroga le norme entrate in vigore otto mesi fa e che riscrive da capo la legge sulla provetta. Il testo è pronto da tempo e tenta una sintesi tra i riformismi laico e cattolico sulla bioetica per evitare che si riproponga l´ennesimo scontro a cui in Italia si assiste ormai da trent´anni. Ma per i referendari il rischio è che una mossa parlamentare si riveli una trappola, sia perché non ci sono margini di dialogo con la Cdl, sia perché si affosserebbero i referendum lasciando in piedi l´attuale legge «oscurantista, pericolosa per la salute delle donne e anticostituzionale».

In Senato, la prossima settimana, si entra nel vivo dello scontro: la commissione Salute fisserà il calendario del dibattito sulle proposte per disinnescare i referendum presentate dai forzisti Tomassini e Laura Bianconi, e dall´Udeur. A sorpresa si è aggiunto ora un ddl di Augusto Rollandin dell´Union valdotaine praticamente identico al testo presentato alla Camera da Giuseppe Palumbo (Fi) e che era stato predisposto da ministro delle Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo. Infine, mobilitazione delle associazioni per «salvare gli embrioni già congelati»: un´interrogazione alla Camera di Katia Zanotti (Ds) chiede spiegazioni a Sirchia.