| Sono già 20 mila le adesioni contro la legge che limita la procreazione assistita. Il governo prepara le linee per l´applicazione Fecondazione, il referendum divide Pannella raccoglie le firme in piazza, battaglia nell´Ulivo GIOVANNA CASADIO I radicali rincarano. «I Ds stanno facendo come il Pci nel 1974 sull´aborto - afferma Pannella - Allora volevano salvare il disegno del compromesso storico, ora c´è solo il rischio di un po´ di imbarazzo per Francesco Rutelli, che se lo merita». Rutelli si era schierato a favore della legge. Ha un bel replicare Piero Fassino, il segretario della Quercia che «il referendum va bene, siamo pronti a farlo», ma dopo avere condotto tutte le battaglie in Parlamento per modificarla. O adesso, o diventa troppo tardi per i radicali. La fretta radicale è però ritenuta «una forzatura» dalle donne della sinistra (Ds, Pdci, Verdi e Rifondazione) che ieri mattina si sono riunite alla Camera per discutere se aderire o meno al referendum. Spiega la ds Katia Zanotti che sarà la «rete » di associazioni, politici e società civile costituitasi contro la legge a decidere il prossimo 11 maggio. Ma è soprattutto il comitato laico che ha nel repubblicano Antonio Del Pennino e nei "laici" della Margherita Enzo Bianco, Natale D´Amico, Antonio Maccanico e Cinzia Dato, i suoi promotori, a dare battaglia. «Non ci convince un unico quesito referendario abrogativo. Pensiamo a tre punti che emendano la legge negli articoli più scandalosi», spiega Del Pennino. Cerca di smorzare le polemiche delle ultime settimane quando il comitato per il referendum si è spaccato sull´accelerazione decisa dai radicali e propone invece di uno solo, quattro referendum. Stessa opinione di Natale d´Amico: «Io sottoscriverò il referendum dei radicali, ma puntiamo agli altri tre quesiti da presentare a giugno, dopo le elezioni europee». Riguardano l´abrogazione degli articoli che impongono alle donne l´obbligatorietà dell´impianto con un massimo di tre ovuli; il ripristino della fecondazione eterologa; la riscrittura dell´articolo su embrioni e ricerca scientifica. Il governo intanto sta preparando il regolamento attuativo della legge in cui dovrebbe modificare le parti unanimemente riconosciute impraticabili. Altro punto dolente: buttare o no nell´agone elettorale l´aspra divisione tra laici e cattolici che si è consumata in Parlamento negli ultimi vent´anni sulla provetta? «Io non voglio portare le donne alla sconfitta, la differenza tra me e Pannella è questa: non ho mai escluso il ricorso al referendum ma non nei toni ultimativi e strumentali dei radicali». È quanto afferma Barbara Pollastrini, responsabile donne della Quercia. Lo schieramento del "no", dice, va «allargato». «Una pioggia di ricorsi alla Consulta è già arrivata», segnala Elena Montecchi, ds, relatrice alla Camera del provvedimento. Insiste sulla necessità di presentare «in modo unitario» quesiti referendari che non prestino il fianco alla bocciatura della Cassazione. Perché va detto «no a questa legge ma no anche al far west». |
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