| DAL GRANDE FREDDO AL DIRITTO DI VIVERE di FRANCESCO PAOLO CASAVOLA Chi è dotato di quella fantasia che ha creato i grandi miti della poesia e della religione può forse associare a questo destino sospeso quello dei patriarchi e profeti, trattenuti nel mondo sotterraneo del limbo, in attesa di essere tratti alla luce dal Risorto. Chi è fermo alle evidenze della ragione e della storia sa che il limbo odierno è dovuto alle tecnologie della scienza biomedica per la riproduzione assistita. Nel caso di inseminazione eterologa si producono embrioni eccedentari in attesa di destino. Il destino non è per essi la decisione di una forza ignota. E’ la società, è lo Stato a dover compiere scelte. Certo si contendono il campo diverse concezioni dell’embrione, se già potenzialmente persona umana, o ancora soltanto espressione biologica. Ne derivano tutele diverse, di un diritto alla vita nascendo da una madre in una famiglia, se l’embrione è entità individuata del genere umano, o di impiego nella ricerca scientifica a beneficio della vita umana, se l’embrione è osservato come indistinto biologico che non ha varcato la soglia della personalizzazione. A seconda della influenza dell’una o dell’altra rappresentazione vengono regolati comportamenti dei consociati e degli scienziati. Permanendo da noi il divieto di inseminazione eterologa e di impiego biomedico di cellule embrionali, il limbo degli embrioni ibernati sembra non avere vie d’uscita, a meno che... Proviamo a riflettere su un punto, che non può vedere in equilibrio dinamico e paralizzante opposte filosofie. Che cosa prevale nella convinzione della intangibilità dell’embrione, il divieto di inseminazione eterologa o il diritto di un individuo umano a nascere? Non può esservi dubbio, che tra la conservazione di un ordine sociale e il diritto alla vita debba darsi maggiore garanzia a quest’ultimo. Così, anche senza caducare il divieto di inseminazione eterologa, in assenza del quale la produzione di embrioni eccedentari non avrebbe mai limite, si potrebbe prevedere l’adottabilità degli embrioni, cui altrimenti si negherebbe il diritto alla nascita. Se questa fosse una soluzione eticamente ben fondata e pragmaticamente non rifiutabile, il legislatore potrebbe estendere in via analogica il regime dell’adozione legittimante a questo caso di specie. La famiglia degli affetti ha oggi una collocazione costituzionale che in nulla giuridicamente la distingue dalla famiglia del sangue. Resta aperto il problema dell’origine della vita se biologica, se personale dell’essere umano. Il dialogo in argomento non si interrompa. E auspichiamo che non sia mai di ostacolo a scelte di amore per l’uomo e di rispetto per la sua dignità. |
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