Articolo da "La Repubblica" del 25 settembre2005


Al congresso di Bologna appello al ministro perché avvii una campagna. "Non vogliamo illudere le donne"
"Dopo i 42 anni fecondazione inutile" I ginecologi: più limiti alla provetta
che cosa dice la legge
Più possibilista sulle gravidanze tardive il professore Carlo Flamigni

PAOLA CASCELLA
BOLOGNA - Guai alle donne che dimenticano l´orologio biologico. Guai sognare un figlio a 40 anni. Perché se la legge sulla procreazione assistita stabilisce che l´accesso alle tecniche debba essere consentito finché c´è una potenziale fertilità (50 anni e dintorni), voci autorevoli ipotizzano limiti più restrittivi. Gli esperti riuniti in questi giorni a Bologna all´81esimo Congresso della Sigo (Società italiana ginecologia e ostetricia) hanno proposto ieri che lo stop alla provetta scocchi addirittura a 42 anni. Più tardi i rischi sarebbero troppo alti.

«Riteniamo che trattare una donna dopo i 42, fatte salve alcune eccezioni - dice Stefano Venturoli, direttore della Fisiopatologia della riproduzione dell´università di Bologna - vada contro il suo stesso interesse. Perchè le probabilità che dopo tutto l´iter terapeutico, stressante e impegnativo, abbia un figlio in braccio, sono davvero poche». Più possibilista il ginecologo Carlo Flamigni: «L´opinione dello specialista non deve tradursi in una regola rigida. Al massimo può essere un consiglio per la donna e per la coppia. In linea di principio, finché c´è una chance è comprensibile che ci sia un desiderio e un corrispondente tentativo di ottenere una gravidanza. Ricordo che ogni anno in Europa nascono 300 bambini da donne di oltre 50 anni. Sono bambini non programmati, frutto di errori, non possiamo non tenerne conto. Dunque solo la sanità pubblica può dire no alla procreazione assistita oltre una certa età quando le garanzie si riducono drasticamente, perché essendo le tecniche fortemente onerose è comprensibile che lo Stato se ne faccia carico a fronte di un´alta probabilità di successo. Ma quando una coppia chiede di iniziare un trattamento, io ginecologo faccio solo tre domande: l´età della donna, la frequenza dei rapporti sessuali, e la durata dei cicli mestruali. Poi "tiro le somme": dal calcolo statistico ricavo il numero delle probabilità di ottenere una gravidanza con la fecondazione assistita. Naturalmente a volte ci sono situazioni in cui le valutazioni statistiche non sono più possibili perché le condizioni di partenza rendono un´eventuale gestazione casuale e sporadica».

Certo le coppie devono sapere, avverte Flamigni, che mentre «a 20 anni solo una donna su 1087 partorisce un bimbo Down, a 40 anni è una su 87 ad affrontare questo dramma. E comunque, col progredire dell´età, il decorso della gravidanza può diventare un problema serio». Dal congresso ginecologico bolognese viene l´invito alle donne di non rimandare troppo la maternità, perchè, alla fine, nemmeno la fecondazione artificiale riportare indietro l´orologio. «A 20 anni il tasso di fertilità è del 100 per cento - dice Venturoli - ma a 35 è già sceso al 25 e dopo i 40 è tra il 7 e il 10. E le tecniche di fecondazione assistita non possono fare nulla per innalzarlo. Servono solo ad aiutare la donna che non è in grado di concepire spontaneamente, ma la qualità dell´ovocita resta quellA che è, minore, dopo i 38 anni. Basti pensare che dai 34 anni il 50% degli embrioni abortiti spontaneamente presenta anomalie cromosomiche incompatibili con la vita. E dopo i 38, con le tecniche di procreazione assistita si arriva addirittura ad una percentuale superiore di embrioni con anomalie cromosomiche tali da non attecchire o venire abortiti spontaneamente». Le statistiche dicono che su 100 donne che si sottopongono al prelievo ovocitario in media solo 10 hanno un figlio. E con grandi differenze a seconda dell´età: su 100 donne di 35 anni solo 15 avranno successo, tra i 40-41 solo sei. Oltre i 42 anni il numero si riduce ancora. «Ecco perchè la decisione di fissare a 42 anni il limite oltre il quale trattare una donna vorrebbe dire non illuderla». Ed ecco perché la richiesta al ministro Storace di avviare una campagna di sensibilizzazione.

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