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Mentre la ricerca sulle staminali è bloccata, si finanzia quella sul congelamento e lo scongelamento
Carlo Alberto Redi
Sulle ricerche (non si parla di terapie) con e sulle cellule staminali embrionali umane (hESC) è aperto in diversi paesi un confronto etico molto aspro. Alcuni paesi, tra i quali l'Italia (con la legge 40) la Germania, l'Austria, l'Irlanda e la Polonia hanno vietato o posto rigide limitazioni a questo genere di ricerche. Il Governo Prodi con il ministro Mussi ha ritirato a livello europeo il divieto di far ricerca impiegando hESC. Un passo importante, che ha aperto la possibilità ai ricercatori italiani di chiedere finanziamenti a livello europeo. In Italia non viene dato un centesimo per le ricerche sulle hESC, che non sono proibite dalla legge 40: sono permesse, ma solo su linee cellulari già derivate. Queste ultime si sono poi rivelate assai carenti sotto il profilo biologico e oggi la comunità scientifica ne ha bisogno di nuove. Questo è lo sforzo a livello internazionale. E dunque, un capitale umano di ricercatori italiani di livello internazionale fatica non poco a lavorare. Per citare i più attivi, Elena Cattaneo (Università di Milano), Elisabetta Cerbai (Università di Firenze), Gianluigi Condorelli (Università di Roma La Sapienza), Fulvio Gandolfi (Università di Milano), Giovanna Lazzari (Laboratorio di Tecnologie della Riproduzione, Cremona), Salvatore Oliviero (Università di Siena) e Federica Sangiuolo (Università di Roma Tor Vergata). Questi sono anche i ricercatori che il 12 luglio 2007 hanno promosso il Manifesto per la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali. Nella complessità del mondo attuale solo un'etica della responsabilità può aiutare nelle scelte decisionali, in quanto l'elemento matrice comune delle etiche è la condotta responsabile (cosciente e volontaria), e quindi, la decisione. Esistono, in Italia, circa 31.000 embrioni criopreservati che chiedono una fine migliore di quella che li vede restare per secula seculorum nel freddo polare o gettati in un lavandino. I «difensori della vita», quelli che hanno creato una «società di indifferenti» (vedi l'esito del referendum sulla procreazione assistita: un blocco di circa il 75% di cittadini indifferenti ed insensibili ai problemi di un restante 25% !) sono del tutto in contraddizione: in barba ai dettati della legge 40 (da loro stessi voluta), i decreti attuativi pubblicati nell'agosto 2004 prevedono infatti circa mezzo milione di euro per la conduzione della banca degli embrioni orfani, per svolgere ricerche sulle tecniche di congelamento e scongelamento di gameti ed embrioni (orfani): ma come si fa la ricerca sulle tecniche di congelamento e scongelamento se non distruggendo quegli embrioni che sono stati dichiarati sacri ed intoccabili !? Peccato che nessuna prima serata televisiva si sia ancora assunta il dovere di informare davvero i cittadini. Ma i nostri decisori politici dovrebbero saperlo. Informarsi sui progressi della ricerca è parte integrante della nostra cultura, è una disciplina cui occorre dedicarsi con pazienza per impadronirsi degli strumenti concettuali necessari per valutare le applicazioni tecniche. E costituisce il necessario bagaglio per trovare una mediazione sulle posizioni riguardo il «passaggio generazionale dinnanzi alla riproducibilità tecnica di alcune fasi dello sviluppo embrionale». La comunità scientifica italiana si attende che questo governo, e la senatrice Binetti in particolare, vogliano ascoltare queste riflessioni basate sul metodo scientifico. La divergenza sui diritti del concepito, sul numero degli embrioni e sulle hESC discende dalla discordia sul momento dello sviluppo in cui si riconosce di trovarsi innanzi ad un nuovo individuo. Ora, un individuo è composto da circa un milione di miliardi di cellule e deriva da un processo di sviluppo programmato e diretto dalla prima copia del Dna del nuovo individuo, il genoma dello zigote. Su questo dato fattuale non vi è incertezza: le conoscenze biologiche permettono di stabilire in modo non ambiguo che l'inizio del processo coincide con la formazione della prima copia funzionale del suo genoma. Punto. Questo criterio è condiviso in tutte le forme di riproduzione animale e vegetale, naturale (fecondazione e partenogenesi) e artificiale (fecondazione assistita e clonazione) e ha quindi un carattere di universalità che lo pone al riparo da qualsivoglia critica spiazzando tutte le altre proposizioni sull'inizio ontogenetico di un essere vivente. Nei mammiferi questo momento non coincide con la comparsa dell'embrione unicellulare, lo zigote. Varia in dipendenza della specie: nel topo è allo stadio di due cellule, nell'uomo a quello di quattro. L'assunzione di questo dato fattuale permetterebbe a tutte le posizioni di non rinunciare ai propri principi ma di ricollocarsi nella attuale conoscenza scientifica. Cadono infatti per fallacia, poiché mancano di universalità, sia le posizioni gradualiste (l'individuo umano origina quando compare il sistema nervoso intorno al 14° giorno della gestazione oppure intorno al 6°-7° giorno quando si realizza l'impianto uterino), sia quelle che collocano questo inizio nella fecondazione, cioè nella fusione delle membrane dello spermatozoo e dell'oocita: non tutti gli esseri viventi formano il sistema nervoso o si impiantano nell'utero o derivano per fecondazione (tutti i bimbi nati per iniezione dello spermatozoo ? queste persone non sono passate per alcuna fecondazione ma sono tra noi!). L'embrione a quattro cellule si presenta tra la 40ima e la 50ima ora di sviluppo: sarebbe quindi possibile per il medico produrre il numero di embrioni che giudica utili, effettuare diagnosi, derivare hESC. E senza ricorrere ad esercizi di alta filosofia sull'essere o a giochi semantici sul termine embrione. La legge 40 potrebbe essere decisamente aggiornata. E così anche i 31.000 embrioni criopreservati, destinati a sicura morte, potrebbero avere una fine migliore. È da questo quadro che deve scaturire la scelta strategica per giungere nel più breve tempo possibile al trasferimento delle promesse terapeutiche delle hESC, così come evidenti dalla sperimentazione animale, alla pratica clinica. Ma sul quadro delineato vi è, vi deve essere, una condivisione generale: i risultati delle ricerche non si giudicano a maggioranza e minoranza (speriamo il CNB ne prenda nota), sono la base del modus ponens dei dibatti sui problemi aperti. Dir. scientifico Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo - Pavia |
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