Articolo da "La Repubblica" del 1 dicembre 2006


I dati dell´osservatorio sul turismo procreativo. In testa alla classifica la Spagna. Flamigni contro il business: intervenga il governo
Bimbi in provetta, boom di viaggi all´estero
Dopo la legge 40, quadruplicate le coppie italiane che vanno in centri stranieri
Una delle tecniche più richieste è quella della ovodonazione A chiedere una modifica delle norme sono soprattutto le donne

ROMA - Dopo neppure tre anni dalla legge 40 sulla Procreazione Assistita, le coppie italiane con problemi di fertilità che vanno all´estero sono cresciute di quattro volte. Secondo un´indagine effettuata per il secondo anno dall´Osservatorio sul turismo procreativo su 27 centri tra Europa e Stati Uniti, negli ultimi dodici mesi le coppie trattate sono state 4.173: prima della legge 40 erano soltanto 1066. Un aumento considerevole, e un business colossale.
In testa alla classifica la Spagna, dove, sia per affinità linguistiche che per la presenza sempre più numerosa di medici italiani, le coppie sono passate da 60, prima della legge, a 1.364. Nei 7 centri spagnoli inclusi nell´indagine, dove si fanno mediamente 900 cicli di fecondazione all´anno, i pazienti italiani variano dal 10 al 50 per cento del totale. Una delle tecniche più richieste dalle coppie è l´ovodonazione, consentita a tutti: single, coppie conviventi o dello stesso sesso. «In Spagna esistono centri riservati agli stranieri - spiega Chiara Fornasiero, biologa e ricercatrice per l´Osservatorio - in uno di questi le coppie italiane sono la metà e l´80 per cento delle richieste è per l´ovodonazione. Stiamo parlando di donne di 40 anni, che biologicamente sono anziane».
In Svizzera, invece, dove è vietata l´ovodonazione, vanno soprattutto le coppie lombarde (il numero è passato dal 50 al 70 per cento del totale) per congelare gli embrioni e tentare successive gravidanze.
Al centro della «Free University» di Bruxelles, che con 3500 cicli all´anno è considerato il più grande d´Europa, molti medici sono italiani come italiane sono l´11 per cento delle coppie. Particolari i casi di Gran Bretagna e Stati Uniti. «Diciamo che sono i luoghi prescelti dai vip», continua Fornasiero, «sia per i costi molto elevati dei cicli e degli spostamenti, che per le difficoltà linguistiche».
Altri paesi nella top dei più visitati la Grecia: all´ospedale di Salonicco, dove è lecita l´ovodonazione, le coppie italiane, prima assenti, sono passate al 12-15 per cento (su 1300 cicli annui), addirittura dal 10 al 20 in Turchia. Molte strutture italiane, inoltre, si sono collegate ad altre, in paesi diversi (Austria, Repubblica Ceca e Svizzera), dirottando le pazienti da un paese all´altro a seconda del tipo di intervento. E infatti nelle sedi estere del network le coppie italiane sono passate dall´uno al 20 per cento del totale.
Contro il business della provetta si è scagliato ieri uno dei pionieri della fecondazione, Carlo Flamigni, chiedendo un intervento del Governo. A chiedere una modifica della legge sono soprattutto le donne. Silviana, per esempio, ha 38 anni e fa l´estetista a Salerno. Per dieci giorni non ha potuto tentare in Italia la fecondazione con ovociti donati. «Speravamo d´avere più tempo e di fare un tentativo - racconta - ma non ci riuscimmo. Allora il mio ginecologo mi consigliò la Spagna, Alicante. Grande professionalità, ma parlavano inglese e io parlo francese. So pochissimo della donatrice, poi mi fecero l´impianto e dopo qualche giorno tornai in Italia, con un volo di linea costosissimo. In tutto abbiamo speso 8000 euro, io non sono rimasta incinta e non abbiamo i soldi per riprovarci».

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