Articolo da " La Repubblica" del 26 otobre 2006


Dopo la sentenza della Consulta, anche nel centrodestra torna il fronte del no. Mussolini e Moroni: va modificata
Fecondazione, i poli si dividono
Bonino: cambiamo la legge. Turco: il mio compito è applicarla
la sentenza La Corte costituzionale ha detto no alla diagnosi preimpianto. L´Udc: respinto l´ennesimo attacco

ROMA - «Ce la metteremo tutta per cambiare la legge 40. La sentenza della Consulta dimostra quanto le attuali regole siano sbagliate e punitive, soprattutto nei confronti delle donne. La Rosa nel Pugno ha già depositato in Parlamento un testo alternativo sulla fecondazione assistita. Se una donna non ha più neanche il diritto di decidere se avere un figlio sano o meno, vuol dire che la situazione che stiamo vivendo è davvero difficile». Parole amare quelle di Emma Bonino, ministro per il Commercio Estero, il giorno dopo la sentenza della Consulta, che ha confermato la legittimità costituzionale dell´articolo 13 della legge 40 che vieta la diagnosi pre-impianto sull´embrione. Parole amare che confermano però la volontà di rivedere un testo che così tanto ha diviso anche l´Unione. E infatti i giudizi sui magistrati della Consulta non sono omogenei, si riaffaccia, in Parlamento, quel movimento trasversale tra maggioranza e opposizione che da una parte aveva bocciato la legge, e dall´altra, saldandosi attorno ai valori cattolici, aveva difeso il testo varato dal centrodestra.
Così Livia Turco, ministro della Salute, pur essendosi battuta contro questa legge, ora che è al Governo sceglie la via istituzionale, rinuncia al commento e dice, a sorpresa: «Leggerò attentamente le argomentazioni della Consulta, ma il mio compito è applicare questa legge, come ho cominciato a fare con la relazione al Parlamento». E´ invece molto più esplicita Alessandra Mussolini, leader di Alternativa Sociale. «Anche noi italiane portiamo un velo islamico invisibile, ma potenzialmente più subdolo e pericoloso. Dobbiamo, infatti, sottostare a leggi che vietano in modo irresponsabile di poter sapere se il figlio che nasce da una fecondazione sia sano o meno». «La sentenza della Consulta, che ribadisce il divieto di analisi pre-impianto sugli embrioni, è la conferma che la legge 40 va modificata in Parlamento» ha aggiunto Chiara Moroni, vicepresidente del gruppo parlamentare di Forza Italia. Ed è decisamente perplesso uno dei pionieri della fecondazione assistita in Italia, Carlo Flamigni. «Ho l´impressione - ha detto il ginecologo - che sia stata data una visione rapidissima a un problema molto complesso e che avrebbe richiesto un lungo ragionamento».
Difende invece l´Alta Corte la responsabile Udc per la Famiglia e Politiche Sociali, Luisa Santolini. «I giudici hanno così ulteriormente blindato la legge 40 e respinto l´ennesimo attacco che voleva svuotarla di ogni significato». Sulla stessa linea l´associazione Scienza e Vita, di cui fanno parte molti esponenti della Margherita, che sottolinea il rischio "eugenetico" della diagnosi pre-impianto. «Si tratta di una tecnica che viene di fatto utilizzata non per finalità terapeutiche, bensì per sopprimere chi è malato». Parla di sentenza politica Elettra Deiana di Rifondazione Comunista, «sentenza che accelera la necessità di cambiare la legge 40 che stringe il nostro paese dentro una normativa misogina e crudele». E dal fronte opposto anche Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia, mostra le sue perplessità: «Nel merito rimane fermo il mio personale giudizio sul fatto che il divieto del test pre-impianto è l´aspetto più discutibile della legge 40».
(m.n.d.l.)

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