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ROMA - Mussi ha soddisfatto i cattolici dell´Unione solo «in parte». Il ministro dell´Università ha riconfermato ieri, nell´audizione al Senato, la sua posizione («che è del governo») di ritirare la firma dell´Italia dalla "pregiudiziale etica" contro la ricerca sulle staminali embrionali. E ha assicurato: «La legge 40 sulla fecondazione assistita sarà applicata e il programma dell´Unione, che non prevede il suo cambiamento, sarà rispettato». Ammette con altrettanta franchezza: «Non mi nascondo dietro un dito, quando una parte che promuove il referendum manca il quorum, è vero che per la Costituzione il popolo non ha detto né sì né no, ma il referendum è fallito». Musica per le orecchie dei cattolici della Margherita, soprattutto per Paola Binetti che del comitato pro astensione è stata presidente.
Ma i cattolici di Dl e dell´Udeur - quelli che hanno aderito all´intergruppo «per la vita, la persona e il bene comune» - non demordono. Al governo e a Prodi chiedono una sorta di prova del nove. Presentano, a inizio giornata, un appello - frutto di una lunga e travagliata mediazione con i cattolici (e non solo) del centrodestra - affinché il premier «garantisca il voto contrario dell´Italia al finanziamento, nell´ambito del Settimo programma quadro europeo, di ricerche che implichino la distruzione di embrioni umani, in coerenza con la legge 40». Benché l´atto di Mussi sia ormai cosa fatta, e nonostante il Parlamento di Strasburgo abbia appena votato sì alla ricerca anche sugli embrioni, la questione per l´intergruppo bipartisan resta sul tavolo fino al consiglio dei ministri Ue sulla competitività del 24 luglio. Del resto, l´appello a Prodi è la "linea del Piave" che ha accordato i due fronti: Luca Volontè e gli altri Udc da un lato; Binetti, Bobba, Lusetti, Baio di Dl e Fabris dell´Udeur, dall´altro. An ha dato forfait, i forzisti sono presenti a ranghi ridotti al decollo dell´intergruppo, che nasce zoppo. «Noi non vogliamo la testa di Mussi o di chicchessia, vogliamo tutelare la testa dell´embrione», sintetizza Volontè.
Mussi, appunto. Il ministro è chiamato (con Livia Turco, ministro della Salute) davanti alle commissioni congiunte Sanità e Istruzione di Palazzo Madama a rendere conto del suo atto in Ue. «Un´eccellente notizia da Strasburgo», commenta subito. «Il ritiro della firma non è stata una svista, sapevo di compiere un atto non banale», esordisce. Ribadisce: le norme sulla provetta e la ricerca restano tali e quali, «fatte salve le iniziative parlamentari». E ce ne sono già depositate, compresa quella a firma di Vittoria Franco che presiede (insieme a Ignazio Marino) le commissioni: i Ds, si sa, sono per cambiare la legge 40. Mussi conquista il massimo del consenso tra i cattolici dell´Unione quando afferma che però «ci vogliono maggioranze ampie» e di essere a sua volta «spaventato dall´ingegneria genetica». La Cdl non apprezza affatto: Buttiglione e D´Onofrio (Udc), Bianconi (Fi) e Cursi (An) chiedono un dibattito in Parlamento prima del consiglio dei ministri Ue che dovrà pronunciarsi sui fondi alla ricerca. E accusano: «Mussi è stato reticente». Lui e Turco concludono: «Noi politici abbiamo il dovere di esercitare una vigilanza scientifica e etica ma non di chiudere le porte alle speranze. Questa non è una guerra tra laici e cattolici».
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