Articolo da "La Repubblica " del 8 marzo 2006

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Strasburgo, la decisione senza precedenti dei giudici sul caso di due giovani inglesi. Respinto il ricorso della donna
L´ex dice no, stop agli ovuli fecondati
Sentenza della corte europea: senza consenso salta l´impianto
Appello in diretta tv per convincere il ragazzo a ripensarci "Ti prego torna da me"
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
enrico franceschini
LONDRA - Classica situazione di un amore finito precocemente: lui dice a lei che non l´ama più, lei gli risponde che è rimasta incinta, lui la scongiura di interrompere la gravidanza, lei risponde che farà il figlio da sola. Una moderna variazione di questo amaro tema è andata in scena ieri, davanti alla Corte Europea dei Diritti dell´Uomo, a Strasburgo. Natalie e Howard, due giovani inglesi, si amavano e desideravano un figlio. Quando lei si ammala di cancro alle ovaie, lui accetta la strada della fecondazione artificiale: che avviene in un´apposita clinica britannica, dove il seme di Howard feconda l´ovulo di Natalie. A questo punto l´embrione viene congelato nel frigorifero della clinica, in attesa del momento opportuno per impiantarlo nell´utero della donna. Nel frattempo, tuttavia, Howard ci ripensa: sulla fecondazione artificiale e pure su Natalie. Rotto il fidanzamento, l´uomo ritiene che l´embrione congelato vada distrutto. Ma la donna non è d´accordo: vuole lo stesso quel figlio che avevano desiderato, e programmato, insieme.
Lui cerca di farle cambiare idea: quando capisce che non c´è verso, comunica alla clinica che ha ritirato il suo consenso alla fecondazione artificiale, bloccando il procedimento come prevede la legge del Regno Unito. Lei tuttavia non si dà per vinta. Ricorre alla giustizia britannica, che le dà torto. Non contenta, fa appello alla Corte Europea dei Diritti dell´Uomo, rivendicando il "diritto alla vita" anche per gli ovuli. Dopo attenta deliberazione, i giudici di Strasburgo le hanno risposto con un altro no.
Una vicenda giudiziaria senza precedenti, iniziata a Londra nel 2001 e conclusasi dopo cinque anni, ammesso che sia veramente conclusa, poiché Natalie Evans, che ora ha 34 anni, ha subito annunciato l´intenzione di presentare un nuovo appello. In un primo tempo, la Corte Europea aveva creato aspettative di vittoria nella donna: pur non riconoscendo alcuna violazione dell´articolo 2 (diritto alla vita) della Convenzione dei diritti dell´uomo, i giudici hanno bloccato la distruzione degli embrioni fino a quando la sentenza non fosse diventata definitiva. Ma ieri, dopo una seduta a porte chiuse, hanno respinto il suo ricorso: «Nonostante la gravità dello stato di salute della signora Evans, che probabilmente ha impedito alla coppia di dedicare il tempo necessario a riflettere sulla decisione di ricorrere alla fecondazione artificiale», si legge nella sentenza, «sia l´uno che l´altra erano stati informati della possibilità di ritirare il consenso in qualsiasi momento, fino all´impianto dell´embrione, e tale possibilità va dunque rispettata».
In attesa di un possibile nuovo appuntamento giudiziario, lei spera ancora che il suo ex-fidanzato accetti di darle il figlio come promesso: «Ti prego, Howard, torna da me», lo ha scongiurato in diretta tivù. Lui, sempre in televisione, ha risposto che a Strasburgo è «prevalso il buon senso» e che vuole poter scegliere liberamente quando, e con chi, crearsi una famiglia.
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