| La fecondazione assistita Censiti gli embrioni congelati: 400 gli «orfani» Sono meno del previsto. Il ministero ora deve decidere: darli a coppie sterili o usarli per la ricerca? ROMA Sono poco più di 30 mila, conservati in centouno centri di fecondazione artificiale. La maggior parte appartengono a coppie sterili che ne hanno rivendicato la paternità, dichiarando di volerli tenere ancora con sè, per utilizzarli e sperare di avere bambini. Quattrocento invece sono in stato di abbandono, perchè dei rispettivi genitori si è persa traccia oppure perchè sono stati donati. Sono i risultati del censimento sugli embrioni sovrannumerari, dunque congelati, compiuto dall’Istituto Superiore di Sanità secondo quanto prevedeva la legge numero 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Quindi non migliaia di «orfani», come ci si aspettava, ma appena quattro centinaia. Il loro futuro è scritto nel decreto dello scorso agosto firmato dall’exministro della Salute Girolamo Sirchia: i senza famiglia stanno per essere trasferiti in una sorta di banca della crioconservazione inaugurata a metà dicembre presso l’Ircs, il centro trasfusionale dell’ospedale Maggiore diMilano. Eadesso torna a profilarsi l’interrogativo cui non si è mai data risposta: cosa fare di questi microscopici «progetti di vita umana»? SOLUZIONI Il ministero della Salute dovrà decidere cosa farne. Tre le soluzioni. La prima: lasciarli lì, non toccarli fino a che non abbiano una fine naturale, dovuta al lungo periodo di congelamento. Seconda possibilità: darli in adozione ad altre coppie, come suggerisce il recente documento del Comitato nazionale di bioetica (Cnb). Terzo: utilizzarli per la ricerca sulle cellule staminali, strada ancor meno praticabile, considerati tutti i divieti italiani che ne impediscono l’impiego in laboratorio. Per la Chiesa sono «persone». A maggio un parere dell’Accademia delle Scienze aveva però indicato questa come la soluzione più accettabile. Il sottosegretario Cesare Cursi, che anche come senatore ha seguito dagli inizi il cammino della legge sulla fecondazione artificiale imprimendole una bella spinta, appare piuttosto restio: «Sull’adottabilità serve un approfondimento da parte del Cnb. Donare gli embrioni abbandonati e affidarne lo sviluppo a coppie diverse da quelle che li hanno generati significherebbe accettare una tecnica eterologa, vietata dalla legge 40. Non vorremmo dunque che l’adozione diventasse un escamotage per aggirare il divieto. Valuteremo con i tecnici». Destinarli alla ricerca, dunque? Il cattolico Cursi non raccoglie: «Se sono vite umane non vedo come si possa prevederne la distruzione cedendoli ai laboratori». RINUNCIA Il censimento è stato completato solo adesso (la legge è stata approvata a febbraio del 2004) perchè bisognava avere la certezza di quanti e quali embrioni non fossero più di interesse delle coppie. I centri hanno inviato loro una lettera chiedendo se intendessero ancora mantenerne la paternità o proprietà. Per la maggior parte dei 400 frutti del concepimento, poi dichiarati abbandonati, non c’è stata risposta, i genitori non si sono fatti sentire, spariti nel nulla. In certi casi le lettere sono tornate indietro. Una minima parte invece ha risposto di voler rinunciare. «Aspettiamo di riceverli nel nostro centro dice Paolo Rebulla, coordinatore della nuova biobanca del sangue placentare di Milano, dove appunto una sezione è riservata agli ovuli fecondati . Entro la fine del mese cominceranno i trasferimenti. Noi ci occuperemo della loro conservazione, non è compito nostro decidere sul loro futuro». La Fondazione, di cui fa parte il Maggiore, con Mangiagalli e Regina Elena, per conservare e fare ricerche su tecniche di crioconservazione, ha ottenuto 400 mila euro di fondi. Altri 50 mila sono andati all’Istituto Superiore di Sanità per la creazione di un registro dove i centri comunicheranno numero di cicli di trattamenti e bambini nati. Gli altri 29.600 embrioni hanno un cognome, si sa a chi appartengono. Verranno utilizzati per essere impiantati, essere avviati allo sviluppo e diventare (forse) bambini. In certi casi, però, le coppie non si sono fidate e, anche se per l’età o per avere già altri figli non intendono provare ad allargare la famiglia, hanno preferito tenersi stretti i loro picoli «tesori» congelati. Temendo che finiscano nelle mani dei ricercatori. Margherita De Bac |
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