Articolo da " La Repubblica" del 1 dicembre 2005


Genova, il cardinale Bertone: non sono obbligato ad aprire un reparto. Ed è polemica
"Nell´ospedale cattolico niente procreazione assistita"
L´assessore ds alla Sanità: lo Stato è laico e questo garantisce anche i cattolici

GIUSEPPE FILETTO
GENOVA - «Sono contrario alla fecondazione assistita e come presidente dell´ospedale Galliera sto pensando di non farla praticare nei nostri laboratori di genetica perinatale», annuncia il cardinale di Genova, Tarcisio Bertone. Aggiunge: «Come cattolico e cristiano ho un grande problema di coscienza: se per la legge 194 sull´aborto, come ospedale non possiamo opporci alle donne che chiedono l´interruzione di gravidanza alle condizioni previste dalla normativa, per quanto riguarda invece la legge 40 non siamo obbligati ad introdurre un reparto sulla procreazione assistita. C´è quindi una differenza di obbligatorietà anche in una struttura pubblica».

La dichiarazione del cardinale, in un primo tempo categorica (è tornato due volte sulla stessa risposta), è arrivata come un siluro sui cinque medici della divisione di Scienze genetiche, perinatali e ginecologiche dell´ospedale genovese, lascito di proprietà della Curia, ma gestito con 108 milioni di euro l´anno del fondo sanitario regionale. Franca Dagna, direttore della divisione, preferirebbe glissare, ma ricorda: «L´ospedale non è un convento, deve applicare la legge». Tanto che sull´interruzione della gravidanza il reparto, con i medici tutti obiettori di coscienza, utilizza specialisti esterni, provenienti dall´Ospedale evangelico dello stesso capoluogo ligure.

Sulla procreazione assistita il messaggio dell´arcivescovo è però preciso, diretto al cuore dei vertici ospedalieri, ma pure a quello della Regione Liguria, governata dal centrosinistra. Anche se ieri sera, dopo una giornata di polemiche e di reazioni dure, Sua Eminenza Tarcisio Bertone, l´ex segretario del cardinale Joseph Ratzinger, quando l´attuale Papa guidava la Congregazione per la Dottrina della fede, ha un po´ aggiustato il tiro: «Non ho detto di chiudere la struttura, ma che la sua presenza mi crea dei problemi di coscienza, nella mia posizione di presidente dell´ospedale. Quando arrivai a Genova, succedendo al cardinale Dionigi Tettamanzi, pensai anche di dimettermi dalla carica. Per statuto non mi è possibile farlo, ma adesso ho promosso uno studio circa l´applicazione della legge 40; bisogna cercare di mettere in atto, per quanto possibile, le terapie alternative alla procreazione in vitro. In ogni caso, saranno poi il consiglio di amministrazione e la commissione scientifica a dire l´ultima parola».

La risposta dell´assessore regionale alla Sanità, il diessino Claudio Montaldo, non si è fatta attendere. Ieri mattina ha convocato la stampa, ricordando al cardinale Bertone che «lo Stato è laico, non religioso; e che la sua laicità garantisce anche i cattolici». Inoltre l´assessore ha invitato l´arcivescovo a ripensare la sua iniziativa. «Un ospedale pubblico, che si governa con i soldi pubblici, seppure con veste giuridica particolare, essendo della Chiesa, deve comunque garantire le esigenze degli utenti - aggiunge Montaldo - In caso contrario, siamo pronti ad affidare il servizio di inseminazione artificiale ad un´altra struttura sanitaria. Ce ne sono tante, pronte a potenziarsi».

L´assessore fa parlare i numeri: il 20% di coppie infertili (cinquantamila in tutta Italia) che ogni anno si rivolge ai centri di procreazione assistita; le 4000 donne liguri in lista di attesa, la cui maggior parte è costretta a bussare quantomeno fuori regione, se non all´estero. Sono due i centri genovesi che praticano la fecondazione in vitro: l´ospedale Galliera con 240 interventi l´anno e il San Martino, con 140.

Sulla vicenda preferisce praticamente tacere l´assessore regionale alle Scuole, Massimiliano Costa, della Margherita, molto vicino alla Curia: «Non è materia di mia competenza», sottolinea. Intervengono invece le segreterie regionali e provinciali dei Ds, ma anche della Cgil, denunciando le ingerenze e l´oscurantismo della Chiesa: «Pur nella libertà e nel rispetto delle opinioni di tutti, la legge dello Stato è espressione del potere legislativo, democraticamente eletto e non può essere subordinata a nessun credo religioso».

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