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il cardinale Bertone: non sono obbligato ad aprire un reparto. Ed è
polemica "Nell´ospedale cattolico niente procreazione assistita" L´assessore ds alla Sanità: lo Stato è laico e questo garantisce anche i cattolici GIUSEPPE
FILETTO La
dichiarazione del cardinale, in un primo tempo categorica (è tornato
due volte sulla stessa risposta), è arrivata come un siluro sui cinque
medici della divisione di Scienze genetiche, perinatali e ginecologiche
dell´ospedale genovese, lascito di proprietà della Curia, ma gestito
con 108 milioni di euro l´anno del fondo sanitario regionale. Franca
Dagna, direttore della divisione, preferirebbe glissare, ma ricorda:
«L´ospedale non è un convento, deve applicare la legge». Tanto che
sull´interruzione della gravidanza il reparto, con i medici tutti
obiettori di coscienza, utilizza specialisti esterni, provenienti
dall´Ospedale evangelico dello stesso capoluogo ligure. Sulla
procreazione assistita il messaggio dell´arcivescovo è però preciso,
diretto al cuore dei vertici ospedalieri, ma pure a quello della
Regione Liguria, governata dal centrosinistra. Anche se ieri sera, dopo
una giornata di polemiche e di reazioni dure, Sua Eminenza Tarcisio
Bertone, l´ex segretario del cardinale Joseph Ratzinger, quando
l´attuale Papa guidava la Congregazione per la Dottrina della fede, ha
un po´ aggiustato il tiro: «Non ho detto di chiudere la struttura, ma
che la sua presenza mi crea dei problemi di coscienza, nella mia
posizione di presidente dell´ospedale. Quando arrivai a Genova,
succedendo al cardinale Dionigi Tettamanzi, pensai anche di dimettermi
dalla carica. Per statuto non mi è possibile farlo, ma adesso ho
promosso uno studio circa l´applicazione della legge 40; bisogna
cercare di mettere in atto, per quanto possibile, le terapie
alternative alla procreazione in vitro. In ogni caso, saranno poi il
consiglio di amministrazione e la commissione scientifica a dire
l´ultima parola». La
risposta dell´assessore regionale alla Sanità, il diessino Claudio
Montaldo, non si è fatta attendere. Ieri mattina ha convocato la
stampa, ricordando al cardinale Bertone che «lo Stato è laico, non
religioso; e che la sua laicità garantisce anche i cattolici». Inoltre
l´assessore ha invitato l´arcivescovo a ripensare la sua iniziativa.
«Un ospedale pubblico, che si governa con i soldi pubblici, seppure con
veste giuridica particolare, essendo della Chiesa, deve comunque
garantire le esigenze degli utenti - aggiunge Montaldo - In caso
contrario, siamo pronti ad affidare il servizio di inseminazione
artificiale ad un´altra struttura sanitaria. Ce ne sono tante, pronte a
potenziarsi». L´assessore
fa parlare i numeri: il 20% di coppie infertili (cinquantamila in tutta
Italia) che ogni anno si rivolge ai centri di procreazione assistita;
le 4000 donne liguri in lista di attesa, la cui maggior parte è
costretta a bussare quantomeno fuori regione, se non all´estero. Sono
due i centri genovesi che praticano la fecondazione in vitro:
l´ospedale Galliera con 240 interventi l´anno e il San Martino, con 140. Sulla vicenda preferisce praticamente tacere l´assessore regionale alle Scuole, Massimiliano Costa, della Margherita, molto vicino alla Curia: «Non è materia di mia competenza», sottolinea. Intervengono invece le segreterie regionali e provinciali dei Ds, ma anche della Cgil, denunciando le ingerenze e l´oscurantismo della Chiesa: «Pur nella libertà e nel rispetto delle opinioni di tutti, la legge dello Stato è espressione del potere legislativo, democraticamente eletto e non può essere subordinata a nessun credo religioso». |
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