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Fecondazione assistita, il piano del professor Flamigni valutato da Sirchia Via alla sperimentazione sugli ovuli congelati La lunga esperienza bolognese da estendere nei centri pubblici di ricerca di Milano, Bari, Torino e Genova E´ l´alternativa alla crioconservazione degli embrioni, vietata dalla legge discussa alla Camera GIANCARLO MOLA Il piano contempla l´allargamento della sperimentazione, attualmente in corso solo nell´Istituto di medicina della riproduzione dell´Università di Bologna, ad altri centri italiani. «Si tratta - spiega il ginecologo - di laboratori che hanno già in mano la tecnica. Ce ne sono a Bari, Milano, Torino e Genova, ma anche altrove. L´obiettivo è avere più dati e più competenze, formare più persone e dimostrare su un terreno più ampio l´efficacia di un sistema che viene incontro alle giuste perplessità dei cattolici italiani». Fino a oggi l´esperienza bolognese, avallata anche dall´ex ministro della Sanità Umberto Veronesi, si è rivelata insufficiente a far esprimere un giudizio sul metodo. In sette anni si sono registrate una ottantina di gravidanze a appena cinquanta nascite. Con percentuali di successo molto basse: «Per le donne c´è il 3% di probabilità di avere un figlio, contro il 5% del più collaudato congelamento degli embrioni», prosegue Flamigni. Che aggiunge: «Proprio per avere più certezze, a luglio Sirchia mi ha cercato per chiedermi di elaborare un progetto. Secondo me si devono creare le condizioni per far nascere 300-350 bambini in un paio d´anni. Poi bisogna seguirli per almeno tre anni, il tempo minimo per valutare se sono perfettamente sani. Infine, se i risultati sono soddisfacenti, si può generalizzare la pratica». La valutazione di Sirchia è necessaria anche perché la sperimentazione ha i suoi costi (non altissimi, a detta di Flamigni). Al momento, fra l´altro, si dovrebbe puntare soprattutto sui centri pubblici: «I privati - dice il ginecologo - sono per ovvie ragioni più interessati a tecniche, diciamo così, più collaudate». È per questo che le sorti della crioconservazione degli ovociti si intrecciano con la nuova legge sulla procreazione assistita. Se il Senato dovesse confermare il divieto di congelare gli embrioni, la strada sarebbe in discesa. Ma in caso di ripensamento, le cose sono destinate a diventare più complicate. E durante le audizioni in commissione Sanità dei giorni scorsi, sono stati numerosi gli esperti che hanno consigliato una normativa meno rigida sugli embrioni. Restano infine da valutare le implicazioni di ordine morale, delle quali è stato investito il Comitato di bioetica presieduto da Francesco d´Agostino. Il metodo è nato infatti come risposta alla perdita di fertilità delle donne che si sottopongono alle cure antitumorali. In passato non c´era speranza di poter avere figli, in caso di guarigione: il congelamento degli ovociti permette invece di avere una gravidanza una volta che il ciclo di chemioterapia è completato. Ma la tecnica potrebbe servire anche per dilazionare volontariamente la gravidanza. «Sono questioni - conclude Flamigni - tutte da esaminare. Ma solo dopo aver ottenuto i risultati di una seria sperimentazione». |
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