Articolo da "La Repubblica " del 29 luglio 2006


Passo avanti della legislazione inglese ma c´è chi contesta la decisione: "Troppi rischi per la salute delle future madri"
Londra, sconti sulla procreazione assistita alle donne che donano gli ovuli per la ricerca

DAL NOSTRO INVIATO
CINZIA SASSO
LONDRA - A pochi giorni dall´approvazione, a Bruxelles, della risoluzione sull´utilizzo delle cellule staminali embrionali, la Gran Bretagna fa un passo avanti nella direzione di una maggiore libertà di ricerca. E d´altra parte, per le donne che non possono avere figli per via naturale, sarà più facile e meno costoso diventare madri. La Human Fertilization and Embriology Authority ha autorizzato le équipe mediche ad acquistare fino alla metà degli ovuli di donatrici che seguono un trattamento di procreazione assistita consentendo così un forte impulso alla ricerca ma anche un forte risparmio per le donne che si sottopongono a questo tipo di trattamenti. Nell´ospedale specializzato di Newcastle (Fertility at Life Center), i ricercatori, in collaborazione con l´università e il servizio sanitario nazionale, potranno offrire alle donne forti sconti sulle pratiche di procreazione assistita il cui costo normalmente si aggira sulle 2.500 sterline, circa quattromila euro. «Questa novità - ha detto Alison Murdoch, professore di medicina riproduttiva e capo del team che seguirà questo progetto pilota - consentirà alla comunità scientifica di avere una maggiore quantità di ovuli freschi da destinare alla ricerca». Se in tutto il 2005 gli scienziati hanno avuto a disposizione solo 66 ovuli, ora si aspettano di poter contare su un numero di almeno dieci a settimana.
Fino a ieri, ai ricercatori era consentito utilizzare, previo consenso della donatrice, o gli ovuli in eccedenza, con un limite di due ogni dodici prodotti, oppure quelli che, dopo il trattamento, non risultavano fecondati. In entrambi i casi, però, si trattava di ovuli considerati di seconda scelta. Oggi, invece, in cambio del pagamento di una somma di denaro, sarà possibile utilizzare per la ricerca la metà degli ovuli prodotti, avendo quindi a disposizione anche quelli migliori. «Questa decisione - dice Donna Dickenson, del Birkbeck College di Londra - è molto rischiosa: le donne potrebbero essere indotte ad assumere ormoni o medicinali per aumentare la loro produzione di ovuli da mettere sul mercato. E questo le esporrebbe a gravi rischi per la loro salute». Ma Alison Murdoch risponde: «Non c´è alcun incremento di rischio per le donne: già fino a ieri, una donna che non avesse potuto permettersi i costi del trattamento, aveva la possibilità di donare i propri ovuli eccedenti ad un´altra donna che non poteva produrli e però poteva pagarli, consentendole così di poter diventare madre». E aggiunge: «I volontari sono sempre stati importanti per la ricerca, questo è solo un altro modo di coinvolgerli in un nuovo progetto scientifico».

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