Articolo da "Tempo medico" del 16 giugno 2005


Ovociti sul libero mercato
La clonazione terapeutica potrebbe aprire il mercato degli ovuli

Quasi duecento ovociti prelevati da 18 giovani donne fertili sono stati utilizzati da Woo Suk Hwang per produrre le prime cellule staminali embrionali derivate da pazienti. Lo studio coreano, pubblicato con grande clamore su Science le scorse settimane, dimostra la possibilità dell'uso terapeutico del trasferimento di nucleo, ma pone anche la questione di possibili speculazioni commerciali nell'uso di cellule uovo.

Nel Regno Unito, al momento unico paese dell'Unione Europea in cui la produzione di blastocisti tramite il trasferimento di nuclei di cellule somatiche in ovociti denucleati è consentita, si dibatte pubblicamente sulle questioni etiche e biologiche correlate: Peter Braud e Stephen L. Minger, rispettivamente professore di Ostetricia e ginecologia e direttore del Laboratorio cellule staminali al King's College di Londra, in un editoriale pubblicato sul British Medical Journal, ricordano come tutti i paesi comunitari dovranno adottare entro il 7 Aprile 2006 regolamenti nazionali che accolgano le indicazioni della direttiva 2004/23/EC del Parlamento Europeo relativa agli standard di qualità e sicurezza delle donazioni di tessuti e cellule umane.

Il Parlamento Europeo ritiene che l'utilizzo di tessuti e cellule umane "dovrebbe essere fondata sulla filosofia della donazione volontaria e non retribuita, sull'anonimato del donatore e del ricevente, sull'altruismo del donatore e sulla solidarietà tra donatore e ricevente".

La direttiva comunitaria invita gli stati membri a garantire la gratuità e la spontaneità della donazione e a proibire l'importazione di tessuti o cellule da paesi che non rispettino i principi della Unione Europea. Il Parlamento Europeo, inoltre, indica come sicuro antidoto alle speculazioni un forte settore pubblico e no profit impegnato nella ricerca e nelle applicazioni biomediche. Lasciare la clonazione terapeutica in mani esclusivamente private equivarrebbe a trasformare una straordinaria opportunità in un business spericolato.

di Antonio Gorrini - Tempo Medico n. 796