Immagine: Bruce Weber
Articolo da "Il Corriere della Sera" del 11 febbraio 2004
Norvegia, padri soltanto sotto i 40 anni

Le norme sono state influenzate dal partito cristiano-democratico. «Ma l’opinione pubblica ormai chiede più flessibilità»

DAL NOSTRO INVIATO
OSLO - «Chi è il papà? Affari miei» sibilò Marit Arnstad quando comparve con un accenno di pancione nel suo ufficio di ministro del Petrolio. Poi si mise in maternità, fece quel che doveva fare, e tornò alla sua scrivania, la più potente della Norvegia. Né osò una domanda di troppo il suo capo-ufficio, cioè il prete luterano Kjell Magne Bondevik, leader del governo cristiano-democratico e fondatore della Commissione nazionale di bioetica: qui il rispetto della «privacy», e della libera scelta individuale, è religione. Questo è un pezzo di Scandinavia, dopotutto: con le donne che vi hanno il diritto di voto dal 1913, 5 anni prima che lo avessero le inglesi; con 2 cittadini su 3 che godono dell’assistenza pubblica; con 4,5 milioni di abitanti, i redditi più alti del Continente e il primato assegnato dall’Onu per «il Paese più vivibile del mondo»; con un divorzio ogni 2 matrimoni; e con un principe, Haakon, che avrà presto un figlio dalla sua Mette Marit, già madre single ed ex fidanzata di un cocainomane.

Questa è terra scandinava, così come la vede o crede di vedere il resto d’Europa: libera, liberale, libertaria, molto benestante e poco benpensante, almeno in campo di morale tradizionale. E forse è proprio così. Ma con un’eccezione sicura: le leggi sulla befruktning , «l’atto del creare un frutto», la fecondazione assistita. Paragrafo 8.7, «La presente legge entrerà in vigore quando vorrà il re». Così è stato: da quando re Harald ha voluto, cioè dal 1994, la Norvegia ha la sua legge sulle biotecnologie. Che dice: solo le donne sposate o conviventi «in maniera stabile» con un uomo, e sotto i 40 anni, possono ricorrere alla fecondazione assistita. Quella in provetta è permessa solo quando l’uomo o la donna siano sterili per cause ignote, o affetti da gravi malattie ereditarie. Lo Stato «copre» un massimo di tre tentativi, per una cifra di 18 mila corone (circa 2.250 euro: ma in una clinica privata, come la Volvat di Oslo, si pagano 40 mila corone escluse le medicine). La fecondazione eterologa è consentita quando il marito-convivente è sterile o portatore di una grave tara; in altri casi, mai. La ricerca sugli embrioni è proibita. E un embrione non può essere custodito per più di 3 anni. Terapia e test genetici sono consentiti «al solo fine di trattare una seria malattia o di prevenirla». Proibito scegliere al concepimento il sesso del bambino o cercar di scoprirlo prima dei 3 mesi di gravidanza (limite per un eventuale aborto). Vietato operare se non in una delle 7 cliniche pubbliche e delle 3 private già autorizzate dallo Stato; o senza il permesso preventivo di un medico o il consenso scritto dell’uomo e della donna. «Abbiamo molti sbarramenti - spiega Jan Kan, il più noto specialista norvegese in questo campo -. Ma così ha deciso il Parlamento e vi sono precise ragioni storiche: in particolare, l’influenza del partito cristiano-democratico. Comunque, l’opinione pubblica desidera norme più flessibili».

«Bastian contrario» in Europa, dove da sempre si conferma come uno dei più fieri avversari dell’Unione, l’elettore norvegese lo è anche all’interno della Scandinavia. «Danimarca e Svezia non hanno leggi sulla fecondazione - dice ancora Kan - e così molte nostre coppie vanno laggiù. Da noi, le liste d’attesa sono di 6-12 mesi».

Luigi Off