| Come aggirare la legge e concepire felici L'andrologo Greco: niente embrioni, lavoriamo su «pre-zigoti» MATTEO BARTOCCI Dottor Greco lei, con altri medici, individua nel «pre-zigote» una possibile via d'uscita dalla pessima legge italiana. Di che si tratta? La nostra proposta non si oppone al referendum ma mira a contrastare il turismo procreativo. Siamo partiti da un fatto: la legge 40, in particolare all'art. 14, si riferisce sempre e soltanto ad embrioni. Lascia quindi uno spazio di intervento per tutte quelle fasi riproduttive che avvengono prima della formazione dell'embrione vero e proprio. Un aspetto su cui anche le linee guida del ministero non sono intervenute, non definendo in termini espliciti cosa sia un embrione. A nostro avviso è quindi possibile continuare ad operare su una cellula in cui i patrimoni genetici dei genitori non si sono ancora fusi. Il termine per questo stadio di sviluppo è «pre-zigote». Su cosa si basa questa definizione? Nel mio articolo, pubblicato a luglio, ho definito scientificamente quello che è un embrione e quello che non lo è. Successivamente ho organizzato una «consensus conference» via Internet con i più autorevoli istologi ed embriologi internazionali per discutere questa distinzione. Come scienziati affermiamo che si può parlare di embrione soltanto a partire dal momento in cui i patrimoni genetici della madre e del padre si fondono («singamia»). Che effetti ci sono per i pazienti che attendono un intervento di procreazione assistita? Possiamo continuare ad andare avanti, senza aspettare interventi parlamentari o ricorrere ad autodenunce. Secondo noi si possono congelare gli ovociti fecondati delle pazienti in uno stadio di sviluppo precedente alla singamia. Quando scatta la distinzione? In termini scientifici si ha uno zigote quando c'è una sola cellula con due patrimoni genetici uniti. In realtà però questo stadio nella specie umana dura solo 20-30 minuti, perché si passa quasi subito a due cellule. La formazione dello zigote avviene però in un momento ben preciso dello sviluppo embrionale: accade sicuramente dopo 19 ore dalla fecondazione, quindi è possibile per i medici congelare le cellule entro le 18 ore precedenti, il «pre-zigote». Che sicurezza offre questa tecnica di congelamento precoce? Non ci sono rischi genetici per il nascituro. I risultati sono analoghi a quelli per gli embrioni congelati. Diverso è il caso del congelamento degli ovociti, una tecnica magari promettente ma su cui la sperimentazione è ancora in corso. E' una tecnica consentita all'estero? In Germania, Svizzera e Austria il congelamento del pre-zigote è una tecnica molto diffusa e ben collaudata. Il Belgio permette di formare molti embrioni ma impone un trasferimento per volta al fine di evitare parti plurigemellari. E nella «cattolica» Spagna? La Spagna, a differenza dell'Italia, l'ha vietata. La legge iberica infatti non parla di embrioni ma vieta la fecondazione in vitro di più di tre «uova», specificando poi saggiamente che il medico può superare questo limite caso per caso. Nella procreazione assistita infatti non servono ricette universali: ogni paziente ha la sua storia specifica con il suo specifico trattamento. E' quello che vogliamo fare anche noi. Il nostro comitato nazionale di bioetica però l'ha già bocciata... Non è un parere vincolante, e non si basa su dati scientifici o giuridici. Si può fare la diagnosi pre-impianto sul pre-zigote? Purtroppo se la legge non viene emendata resta vietata. Ma questa tecnica è necessaria per malattie come la talassemia e la fibrosi cistica. Qualcuno vi taccia di nazismo... Questa non è eugenetica, noi non usiamo tecniche per «migliorare la specie», ma solo per evitare le malattie. Altrimenti che si fa, si vieta anche l'amniocentesi? |
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