| Fini s´impegna per un emendamento sul "non impianto degli embrioni malati", scoppia la bagarre Provetta, modifica alla legge è scontro nella maggioranza Prestigiacomo: prevale la ragionevolezza Ma poi An ci ripensa niente varianti al testo GIOVANNA CASADIO Ma basta questa "apertura" a provocare lo scontro nella Casa delle libertà. L´Udc insorge. «Intollerabile la proposta della Mussolini», reagisce Francesco D´Onofrio, presidente dei senatori centristi, che ha ottenuto tappe forzate per l´approvazione della legge a cui la Camera ha dato il primo ok nel giugno 2002. Il leghista Alessandro Cè s´inalbera: «Sono avventate le dichiarazioni di Fini; è un´ottima legge». Ad applaudire Fini c´è il partito trasversale delle donne, ovvero quelle parlamentari - in testa Mussolini di An, Maura Cossutta del Pdci, Roberta Pinotti dei Ds e Chiara Moroni del Nuovo Psi - che mercoledì scorso con un blitz al Senato hanno inscenato una manifestazione, scandendo lo slogan: "Giù le mani dal nostro corpo". Si schiera anche il ministro per le Pari opportunità, la forzista Stefania Prestigiacomo: «Finalmente prevale la ragionevolezza». E elenca quelle «modifiche di buonsenso», a cominciare dal numero di embrioni che «non possono essere fissati in tre» mettendo così a repentaglio la salute delle donne. Sono le norme più rigide d´Europa: no alla fecondazione eterologa, cioè con seme di persona estranea alla coppia; sì all´adottabilità degli embrioni; obiezione di coscienza per i medici. Tuttavia la linea dell´apertura non passa. Fini ridimensiona: «An presenterà un ordine del giorno», che è una semplice raccomandazione. Mentre Riccardo Pedrizzi, il senatore responsabile delle politiche per la famiglia di An, alla fine di una giornata di polemiche nel centrodestra, detta un comunicato: «Il gruppo di An al Senato non presenterà alcuna modifica alla legge». Rocco Buttiglione, ministro dell´Udc, è costretto a lasciare Montecitorio in una pausa del voto sul ddl Gasparri per andare a Palazzo Madama a rassicurare i "suoi": «Macchè appoggio alla proposta Mussolini». Aveva acconsentito, su sollecitazione di Fini in un "siparietto" svoltosi nel Transatlantico della Camera, a prendere in esame la questione. «Fini e Buttiglione non sono senatori e non lo diventeranno mai. Non facciano accordi su una legge che si discute al Senato. Fini poi credo che abbia problemi non con l´onorevole Alessandra Mussolini ma con suo nonno», si scaglia D´Onofrio. Blindato è il ddl, blindato deve restare come chiede il Vaticano. Le senatrici Ds insistono: «La Cdl ascolti la Prestigiacomo». Piero Fassino, il segretario della Quercia aveva invitato al confronto Ulivo e Cdl. Mussolini: «Cosa dobbiamo fare? Appellarci a Franca Ciampi?». |
||