Articolo da "Il Gazzettino" del 1 giugno 2003
SANITA’ Un sondaggio tra le socie della Fidapa

Procreazione assistita: ok per due donne su 3

All'ombra delle cupole della Basilica del Santo ieri si è riflettuto sui delicati temi della vita, in particolare sulla "procreazione medicalmente assistita", oggetto di un articolato questionario sottoposto, su richiesta della Commissione nazionale Igiene e Sanità, a 750 socie della Fidapa, allo scopo di individuare il grado di conoscenza e l'orientamento in merito a complesse questioni di Bioetica. Al Convegno, organizzato dal Distretto Nord-Est della Fidapa, hanno portato il loro saluto Maria Pia Di Blasi Olivieri, presidente della sezione padovana, Domenico Carminati, rettore della Basilica, Franca Sabbadini Babbi, presidente della Commissione nazionale Igiene e sanità della Fidapa, Vera Meneguzzo, presidente distrettuale, Lina Chiaffoni Marazzi, consulente del Comitato Telethon per la promozione umana e sociale - La Fidapa è "ambasciatrice" di Telethon - e Gabriella Villani, a nome del sindaco.A Paola Monari, professore di Statistica all'Università di Bologna, il compito di commentare i risultati del sondaggio d'opinione, che ha interessato un segmento di popolazione femminile adulta (di età superiore ai 35 anni), colta e professionalmente impegnata. L'interesse per l'argomento si è rivelato altissimo, ma "rimane ancora alla stregua di conversazione da salotto" (il 47,1\% "ha letto alcune cose", stimolata dai mass media e il 15,3\% "ha approfondito talune tematiche"). Tre sono gli ambiti che suscitano maggiore interesse e desiderio di approfondimento: sterilità e procreazione medicalmente assistita (54,\%) espinato-trapianto di organi in vita e post mortem (50,7\%), eutanasia (43,3\%). «Questo dimostra - ha commentato la professoressa Monari - che la donna ha una visione della vita nella sua totalità. E idee chiare». Alla domanda: in caso di sterilità accertata, prenderebbe in considerazione la possibilità della procreazione medicalmente assistita? Il 61,1\% risponde positivamente, purchè sia limitata a coppie eterosessuali infertili (76,8\%), di tipo omologo (73,6\%), rispettando un limite di età (89,1), per non assistere al fenomeno delle mamme "nonne". Sulla necessità di una consulenza psicologica, sostenuta dall'88,5\% del campione, la professoressa Monari ha espresso la sua perplessità perchè «si tratta di una procedura puramente fisiologica, che non va caricata di valenze che non ha». Le risposte al questionario mettono in evidenza che il primo soggetto da tutelare è l'embrione (69,9\%), che si devono evitare, in linea di massima, il concepimento o la gestazione post mortem, la maternità surrogata che comporta l'impianto, nell'utero della donna, dell'embrione formato con i gameti di una coppia esterna, la maternità surrogata fra donne della stessa famiglia (sorella, madre, figlia). Dal momento che alcune tecniche di procreazione medicalmente assistita implicano la fecondazione di un numero maggiore di ovociti rispetto a quelli che vengono impiantati nell'utero, quale destino assegnare a quelli non utilizzati?Il 51,7\% risponde che possono essere subordinati alle esigenze della ricerca scientifica. In percentuale minore, essere distrutti, essere destinati ad altre coppie sterili, mai essere sfruttati a livello commerciale o industriale. Quale materia dovrebbe disciplinare la legge attualmente in discussione alla Camera? Trovare un punto di equilibrio fra sfera etica-sociale-giuridica e libertà individuale (62,5\%), garantire maggior controllo sulla salute della donna e del partner e un'adeguata sorveglianza igienico-sanitaria dei centri dove si pratica la procreazione medicalmente assistita (52,1\%), tutelare l'embrione (50\%). Questa complicata materia è stata quindi analizzata dal punto di vista medico, giuridico ed etico da esperti di Bioetica, quali Elisabetta Feliciani, Carla Faralli e Mario Palmaro.

Maria Pia Codato