Articolo da "Il Manifesto" del 11 febbraio 2004
Fecondazione proibita

Una maggioranza blindata approva definitivamente la legge sulla procreazione assistita

In vitro 277 voti a favore contro 222 contrari. Tre gli astenuti. In parlamento si spacca l'Ulivo e tra laici e cattolici è scontro. Protestano le deputate dell'opposizione mentre De Simone e Valpiana di Rifondazione vengono «invitate» a lasciare l'aula. La forzista Gabriella Carlucci: «Per ora vediamo come va, poi la modifichiamo»

IAIA VANTAGGIATO

La camera ha dato ieri il via libera alla legge sulla procreazione assistita dopo averne bocciato tutti gli emendamenti. «Persino quelli più di buon senso», come ha commentato il segretario della Quercia Piero Fassino. Si conclude così - con una votazione segreta che vede schierati 277 deputati a favore, 222 contro e 3 astenuti - il lungo iter della legge forse più oscurantista del governo Berlusconi. Che, compiaciuto, l'approva compatto. E a nulla serve, del resto - se non che a far sperare in imminenti venti di guerra - la protesta inscenata dalle deputate dell'opposizione che, in aula, hanno tutte intonato l'identico canto: «Avete voluto a tutti i costi questa legge crudele...». Una legge che sbatte la porta in faccia alla laicità dello stato, all'Europa moderna, alla libertà della ricerca, al desiderio di maternità e paternità. Ma soprattutto alla soggettività e alla libertà delle donne.

Sono state invece cortesemente «invitate» ad abbandonare l'aula le deputate di rifondazione comunista Titti De Simone e Tiziana Valpiana che - sempre in segno di protesta e dopo aver indossato una maschera bianca - si sono più volte rifiutate di toglierla nonostante i ripetuti richiami di Casini.

Insomma, un sì convinto è riuscito finalmente a riunire forzisti e nazional-alleati, cattolici dell'Udc e dell'Eur, leghisti e, dall'altra parte ella barricata, parecchi petali della Margherita. «Voterò sì con convinzione, aveva anticipato Francesco Rutelli, pur garantendo, bontà sua, libertà di voto al suo partito. Posizione diametralmente opposta quella della Quercia. «E' una brutta legge - afferma Fassino - e valuteremo l'ipotesi del referendum abrogativo» (già preannunciato dai radicali).

Se l'Ulivo è spaccato di netto, nessuna convulsione ha questa volta turbato la maggioranza di fronte a una legge che riconosce il diritto dell'embrione; che vieta l'inseminazione eterologa e nega l'accesso alle tecniche di riproduzione alle coppie non sposate di cui non sia stata accertata la «stabile» routine nonché ai single e agli omosessuali; che impedisce il congelamento degli embrioni e ne limita a tre il numero massimo da impiantare. Una legge che rappresenta la «vittoria del concepimento naturale della vita». Parola del sottosegretario alla salute Cesare Cursi. Mentre il presidente dell'Udc alla camera, Luca Volontè, dichiara solennemente chiusa «l'epopea del far west procreativo». E val la pena di notare che formula quasi identica ha adoperato Rutelli per giustificare il suo sì alla legge: «E' contro l'attuale far west». Bigotte esultanze a parte, va a un deputato dell'Udc, Lucchese, il Nobel per l'umorismo demenziale (e macabro): «L'embrione è uno di noi. E non si può congelare uno di noi».

Dai banchi del gruppo misto, Alessandra Mussolini definisce intanto la legge «illiberale e disumana». Non foss'altro - dice - che perché impedisce la ricerca sulle cellule staminali e così condanna a morte migliaia di malati. Se venisse approvata - tuona - non ci sarebbe più bisogno in Italia di un ministero delle pari opportunità. Ergo, si invita gentilemente Patrizia Prestigiacomo «a dimettersi».

No all'Aventino, ribatte secca la ministra. E intende dire che resta. Quindi nega che questa legge possa costituire l'anticamera per qualsiasi modifica della 194 e infine aggiunge: certo, è di «difficile applicazione»; ci vorranno delle modifiche. Sarà stata contenta la forzista Gabriella Carlucci che la tutela della 194 e la necessità di «apporti migliorativi» alla legge sulla fecondazione aveva messo tra i temi all'ordine del giorno. Con lei anche «Azzurro Donna», l'organizzazione femminile di Forza Italia che in virtù di non si sa quale mandato «impegna il governo» a non toccare la 194. A chiarire il senso dei «miglioramenti» ci pensa il responsabile di An per le politiche della famiglia Antonio Pedrizzi, che dichiara: «migliorare la legge vuol dire consentire l'accesso alle tecniche solo alle coppie sposate e ridurre a 1 il numero degli embrioni da impiantare».

Preoccupazione per gli eventuali attacchi alla legge che ha finora regolamentato l'interruzione di gravidanza esprime, invece, Margherita Boniver, del Nuovo Psi: «E' un missile puntato contro la 194».

Intanto parte la mobilitazione: alla realizzazione di referendum abrogativi e ad a un eventuale ricorso alla Consulta hanno già cominciato a lavorare - insieme ad altre forze dell'opposizione- radicali, repubblicani, socialisti dello Sdi e del Nuovo Psi, «L'Italia dei valori di Di Pietro», il Tribunale dei diritti del Malato e il cartello di associazioni contro la 1514.