| PROCREAZIONE E FAMIGLIA Il fantasma del terzo incomodo IDA DOMINIJANNI Non che di pudore ne mostri di più il popolare Fioroni, che come Rosi Bindi sente «eterologa» e vede il demonio, quando candidamente accusa il centrosinistra, che poi sarebbe il suo schieramento, di avere a cuore solo il diritto della madre a procreare e non quello del padre, e invoca la parità genitoriale contro il primato materno. Ma qui andiamo già per il sottile. Meno sottili le associazioni mentali di Cè, eterologa uguale adulterio genetico, o la motivazione con cui l'azzurro Russo difende la fecondazione omologa come unica tecnica consentita, in quanto «implicante l'identità biologica e spirituale dei duefuturi genitori, senza l'intervento di soggetti estranei alla coppia». Non ha torto Maura Cossutta quando osserva che, ci siano di mezzo la procreazione o gli immigrati, sempre di ossessione e rassicurazione identitaria si tratta per la nostra maggioranza di governo. E la rassicurazione, come sempre nell'amato Stivale, passa per la famglia. Una famiglia tanto doc che nella realtà non c'è più. Con un padre e una madre, si sgolano dai banchi della destra ossessionati dal loro possibile sdoppiamento in madre o padre genetico e affettivo, ma si capisce che il desiderio di ridisciplinare le famigliole è più vasto, ancorché contrario a ogni anche personale esperienza. Anna Finocchiaro ci prova: squarciate il velo dell'ipocrisia per favore, quanti di voi hanno una famiglia regolare? Nessuna risposta. Perfino l'adozione, tirata in ballo per un verso come possibilità di «dissuasione» dalla procreazione assistita, viene per l'altro verso disprezzata come rimedio da famiglia di serie B, provocando le vive proteste di Marida Bolognesi. Per non dire delle single, prese e buttate fuori a calci dall'accesso alle tecniche procreative. E' l'etica di stato, bellezza, quella che impone modelli invece che garantire condizioni di agibilità dei diritti e delle libertà, contro cui tutte e tutti si sollevano dai banchi del centrsinistra, da Giovanna Melandri a Katia Zanotti a Gloria Buffo a Roberto Villetti, e qualcuno - pochissimi: Alessandra Mussolini e i socialisti del nuovo Psi - anche da quelli del centrodestra. E come sempre quando si cercadi pareggiare l'impareggiabile: nel caso: padre, madre, nato, non nato - si combinano solo guai. L'azzurro Rosso rivendica, il giorno dopo, la bandierina messa martedì sui diritti del concepito: finalmente, gongola, è una persona autonoma dalla madre. Non sa quello chedice, come gli ricorda Anna Finocchiaro: «Lei non sa, come non lo so io e non lo sa nessun giurista in questo paese, cosa sono i diritti di un soggetto che non è ancora nato in un ordinamento che riconosce capacità giuridica solo con la nascita». Nessuno lo sa, tranne il solito Cè che ne enumera quattro: alla vita, alla dignità, all'identità, «a venire al mondo nell'ambito affettivo dei genitori biologici». Come il bambino di Cogne e la ragazza di Novi Ligure, per dirne due che erano nati in una famiglia normale, normalissima. |
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