Articolo da "Il Messaggero" del 23 febbraio 2005


Una falla nella legge della discordia

di VALENTINA ERRANTE
ROMA - Una falla nella legge della discordia. Quella sulla procreazione assistita. Il provvedimento vieta di congelare gli embrioni ma non fa riferimento agli «ovuli fertilizzati», una fase nel processo riproduttivo che precede di poco quella della formazione dell’embrione. E adesso sarà il Tribunale civile di Roma a pronunciarsi su quella che potrebbe essere una “zona franca” nel provvedimento al centro di polemiche e dibattiti. Sarà il giudice della I sezione Angela Salvio a depositare la decisione, forse questa mattina. Il magistrato dovrà stabilire se sia legittimo congelare un numero indefinito di “ovuli fertilizzati” che potrebbero non diventare mai embrioni. Il pm ha già dato parere favorevole.

E’ stata una coppia a rivolgersi con un procedimento d’urgenza ai giudici. Gli aspiranti genitori hanno studiato la norma e poi si sono consultati con i medici di una clinica privata chiedendo il congelamento degli ovuli fertilizzati. Una procedura che definiscono legittima: in questa fase il gamete femminile e quello maschile non hanno ancora costituito lo zigote, con i 46 cromosomi del nascituro. I 23 cromosomi dell’uomo e i 23 della donna sono ancora separati, l’embriogenesi non è cominciata. Dunque l’embrione che la legge bolla come “intoccabile” non c’è. La donna vorrebbe tentare un primo impianto e se andasse male riprovarci successivamente con altri ovuli fertilizzati congelati. Ma dalla direzione sanitaria della clinica è arrivato uno stop. Non un rifiuto, ma la richiesta del via libera di un tribunale. E così la coppia ha girato la questione ai giudici romani. Ieri il pm Salvatore Vitello, incaricato degli affari civili, è stato chiamato a dare il suo parere, non vincolante ma indispensabile. La questione è infatti di pubblico interesse. E Vitello ha dato l’ok. Il parere depositato fa perno su un’interpretazione letterale della legge, che punta a tutelare la vita sin dal concepimento e quindi dalla formazione dell’embrione. L’interrogativo che il magistrato si pone è se «l’ovulo fertilizzato» sia già concepito e, se sì, se possa essere paragonabile a un embrione. La risposta è no. Pertanto, la richiesta dei coniugi, secondo la legge che tutela gli embrioni e non le cellule nella fase prembrionale, è legittima. E se il provvedimento varato dal parlamento stabilisce che possano essere prodotti al massimo tre embrioni, tutti da impiantare immediatamente nell’utero vietandone il congelamento, per gli ovuli fertilizzati non c’è limite nella produzione. Non devono essere impiantati e si possono congelare in numero illimitato. Ma a questo punto si pone un problema: se l’impianto dovesse andare a buon fine subito, cosa bisogna fare degli altri ovuli fertilizzati? Ecco il vuoto normativo.

Qualche settimana fa, lo stesso Vitello aveva dato parere contrario a una coppia, portatrice sana di una malattia genetica, che al tribunale chiedeva il via libera per una diagnosi sull’embrione espressamente vietata dalla legge.