Articolo da "Il Messaggero" del 5 novembre 2004


LE ASSOCIAZIONI
«E noi porteremo all’estero gli embrioni abbandonati»

ROMA - «Salviamo gli embrioni crioconservati che sono stati ottenuti con tecniche di procreazione assistita». È questo, in sintesi, l'appello che alcune associazioni e operatori del settore hanno lanciato in una conferenza stampa che si è tenuta ieri alla Camera dei Deputati. L'invito è rivolto alle coppie che hanno embrioni crioconservati, ossia depositati nei centri di congelamento, prima dell’entrata in vigore della legge 40. L’appello è stato sostenuto, tra gli altri, da Mario Lettieri della Margherita, da Katia Zanotti dei Ds e Rita Bernardini dei Radicali. «Sono circa 30mila gli embrioni conservati - spiega Filomena Gallo, dell’associazione “Amica Cicogna” - Possono essere utilizzati dalla coppia per un futuro impianto oppure “abbandonati” dopo una procedura al termine della quale saranno trasferiti alla Biobanca istituita presso il Centro trasfusionale e di immunoematologia dei trapianti dell'ospedale Maggiore di Milano. Esiste, però, una terza possibilità. Donarli ai centri di procreazione medicalmente assistita all'estero, in Paesi dove sia prevista l'adozione dell'embrione, oppure sia possibile utilizzarli per la ricerca scientifica. E’ possibile trasferire gli embrioni dal momento che è scaduto il decreto Sirchia (lo scorso 30 giugno) che ne vietava l'esportazione. Diversamente, quei 30mila embrioni congelati resteranno fermi sine die, senza alcun destino». Il radicale Luca Coscioni ha inviato un intervento registrato ed ha ribadito la posizione da lui sostenuta con l'associazione che porta il suo nome: «Non vogliamo sottrarre la speranza di una vita dignitosa a milioni di malati, non vogliamo che la sacralità dell'embrione violi la sacralità e l'inviolabilità della persona umana».

Da An una reazione contraria. Dice Riccardo Pedrizzi, responsabile delle politiche familiari: «Per salvare gli embrioni prodotti e congelati prima dell'entrata in vigore della legge 40 non c'è bisogno di donarli a centri di procreazione in Paesi esteri, dove è consentita la fecondazione eterologa. Ci sfugge, inoltre, come sia possibile salvare gli embrioni uccidendoli, cioè trasformandoli in cavie da cui prelevare le cellule staminali».

A. Ser.