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TODOS FUIMOS EMBRIONES
"Todos fuimos embriones", vanno alla carica i vescovi nella Spagna di Zapatero, tornano a tuonare contro l´aborto, aggiungendo però qualcosa in più al dogma: “tutti gli embrioni sono bambini”, ovvero: “tutti noi siamo stati embrioni”; si può discutere sulla prima asserzione, non sulla seconda.
Così i tris nipoti degli inquisitori, arrivano alla quadratura del cerchio, all’incarnazione dell’embrione in ognuno di noi, rilanciando la vecchia e semplice morale: la vita viene da Dio, come la corona di Napoleone, Dio ce l´ha data, guai a chi la tocca.
Allo stesso modo, la morale scientista è semplificatrice: nel suo sforzo di oggettivizzare la natura per vederla, spiegarla, piegarla, la vita che ci attraversa è soggetta a certificazione tecnologica; la macchina indica l’inizio, sviluppo e funzione dei nostri organi, l’essere vivi o l’essere morti nonché la nostra permanenza in stati intermedi alla Terri Schiavo, per intenderci.
Nella terra di mezzo di solito stà l’elastica morale dei politici, che a seconda degli interessi mediano tra Dio e Cartesio, fede e macchina e i loro rispettivi sacerdoti e ministri.
Controllo delle anime, controllo dei corpi, controllo dei voti, è un affare che si è sempre fatto e l´Italia, su questo, resta sempre osservatorio privilegiato.
Dopo tutto la legge sulla procreazione medicalmente assistita ora sottoposta a referendum, è l´espressione dei compromessi di cui sopra. Un mostro nella pratica, nella sostanza e nella legislazione, volutamente in contraddizione con la legge 194, in contraddizione con la sua applicabilità, finanche con il comune buonsenso. Nondimeno i referendum ammessi per l´abrogazione di alcune delle sue parti, in un clima di pressing vescovile, di sfrenata papolatria massmediatica, di appelli all´astensione, di date balneari (voto previsto a giugno), nonché alla fin fine di incomprensione (o disinteresse) delle tematiche da parte dei più, si configurano come la cronaca di una sconfitta annunciata.
Come molti gruppi di donne, tre anni fa, prima che la legge andasse in discussione al parlamento, così osservammo: "Un fantasma si aggira in questa legge, ...lo status dell´embrione, appunto, ..... ciò che riaprirà le porte alla restrizione e alla proibizione d´aborto...". Principio fondante di questa legge; Art.1: tutela dei diritti di tutti i soggetti coinvolti compreso il concepito... questo “one cell embryo” titolare di diritti è un principio che per ovvie ragioni sopprime quelli della donna al punto da urtare perfino la ministra Prestigiacomo incazzatasi in diretta tv con il collega Giovanardi; come a suo tempo pure la Mussolini assieme a verdi, rifondine e diessine, durante la discussione in parlamento, insorsero indossando t-shirts recanti “nessuna legge contro il corpo delle donne”. Allora, sebbene come ha avuto a dire Berlusconi, anche Veronica la pensa così, e sebbene pure Fini temesse l’ira della moglie, la legge si è fatta, come a Dio piacendo, e buona notte ai suonatori (e alle parlamentari).
Ma, c´è anche un altro motivo, per il quale non solo le donne, si rammaricano per questa legge: "one cell embryo" is stem cell source: è sorgente di cellule staminali, le cellule magiche, speranza di molti malati in essere o in divenire, e infine di tutti noi candidati all´allungamento della vita ad libitum. In un loro momento di debolezza, perfino i vescovi spagnoli abbozzarono la possibilità che embrioni soprannumerari scongelati potessero essere considerati "donatori delle proprie cellule". Una parte della comunità scientifica interessata alle staminali a suo tempo pure disse: "... noi diciamo umilmente che non sappiamo quando inizi la persona, ma siamo convinti che essa non abbia inizio al concepimento...". Questa volta ha vinto la curia; e mentre Sirchia mette gli embrioni al sicuro nella cripta di ghiaccio pensata ad hoc, Andreotti si genuflette a Ruini e la sinistra, come sempre, per non inimicarsi gli elettori cattolici, lascia per il voto, opportunisticamente, libertà di coscienza....
Bene; di tutto questo, a dire il vero, ce ne importa ben poco. Siamo ben coscienti che questa legge ci riporta indietro, che mentre guardiamo scandalizzate all´integralismo islamico, ci piomba sulla testa una legge che più integralista non si può, che nella proibizione dell´eterologa, (“adulterio in vitro”) vorrebbe proibire e punire quell´altro adulterio, che nell´impianto obbligato, e nella proibizione dell’analisi pre-impianto, di tutti gli embrioni tratta la donna da mero contenitore, fattrice ammessa solo se in famiglia regolare santificata e benedetta ecc. ecc. Ce ne importa ben poco, non perchè quanto stà accadendo non sia grave, ma perché questo gioco non si scardina partecipando al gioco; si scardina standosene fuori dal gioco e dalla morale di tutti i contendenti.
Infatti. Per quanto ci riguarda, coreggeremmo la scritta sulla t-shirt: “Non si fanno leggi contro il corpo delle donne”, in “Non si fanno leggi sul corpo delle donne”, né aggiungiamo, si dovrebbero fare sperimentazioni, con l´alibi di esaudirne i desideri. I figli in provetta oggi sono una routine, ma una routine gravida di quello che abbiamo definito più volte biopotere tecnopatriarcale, quello che, a differenza della chiesa, che vuole da donna come utero contenitore, vorrà e progetta l´utero contenitore senza la donna intorno.
Ci si trova immerse sempre più tra una morale cattolica tendente a proibire e una morale scientista orientata ad esaudire ogni desiderio. Nel momento in cui riconosciamo legittimità a una di queste, la nostra autodeterminazione è finita.
Todos fuimos embriones, è vero; prima di essere donne e uomini, eravamo bambine, bambini, piccoli, più piccoli, cellule, atomi messi in quell´ordine particolare che dà particolare significato alla materia, prima che questa torni nel disordine entropico dell´universo. “L’embrione è uno di noi”, ebbe a dire grottescamente un UDC quando è passata la legge; no, non lo è, nè è un bambino; è un divenire al quale la donna, nella quale, e per la quale si è concepito può dare un senso o anche no. Da lei, da noi, deve evolvere il pensiero sul far figli o no, sul pensarli e volerli al di là di ogni limite o meno e sul definire quali limiti valicare e quali no, così come sull’accettare o respingere quella "mistica del DNA" di cui questa epoca è profondamente intrisa e in virtù della quale si desidera il figlio come portatore dei propri geni. E’ un pensare su questioni complesse, delicate, intime ma anche politiche, che deve essere ripreso a tutto tondo, non certo e non solo in occasione dei referendum o in contrapposizione alla legge-mostro, è un pensare urgente perchè sempre più sono i corpi delle donne ad essere attraversati dai traffici morali (moralistici e affaristici) dei poteri temporali e spirituali. Tutte/i fummo embrione, ora siamo persone percorse e partecipi a questa organizzazione autopoietica e autocosciente che chiamiamo vita perchè le nostre madri, desiderandoci in quanto figle/i ci hanno dato un senso e ci hanno partorito. Bene, siamo qui, pensiamo il da farsi.
Dumbles-Feminis Furlanis Libertaris, aprile ’05
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